BOLZANO. «Bar e ristoranti possono tenere aperto 24 ore su 24. Anche in questo settore, come per i negozi, il caos è totale». Mirco Benetello - di Confesercenti - è molto chiaro. «Qui parliamo sempre e solo di negozi e nessuno cita mai bar e ristoranti. Ma ricordo che da gennaio la liberalizzazione degli orari è totale. Qualsiasi esercizio commerciale, ribadisco qualsiasi, può tenere alzata la saracinesca tutto il tempo che vuole, senza limitazione alcuna. Negozi, bar, ristoranti, locali, grandi magazzini, supermercati. E’ l’effetto dell’oramai famoso decreto “Salva Italia”del Governo Monti».

Una vera e propria rivoluzione che sta trovando impreparati Provincia e Comune. L’uno in attesa delle decisioni dell’altro. «La Provincia - ed in questo caso non parlo dell’assessorato che fa capo a Thomas Widmann ma a quello di Hans Berger - non ha recepito le norme relative ai pubblici esercizi e ci troviamo in una sorta di “vacatio legis” che non fa bene a nessuno».

Ma qualche bar ha approfittato della nuova legge per aprire tutto il tempo che vuole? «Credo che nessuno ne abbia approfittato anche perché in pochi lo sanno. Diciamo che gli esercenti si rifanno alla “vecchia” apertura dalle 6 della mattina fino all’una di notte»

 Il Comune di Bolzano secondo lei, può opporre resistenza? «Diciamo potrebbe impedire l’apertura h 24 appellandosi al vincolo della “quiete pubblica”». Lei teme che il decreto Monti possa creare problemi in città? «Credo che in alcuni luoghi sensibili le aperture indiscriminate potrebbero creare problemi ai residenti. Una cosa è un bar o un locale aperto sempre, in zona industriale o comunque isolata, un’altra cosa è pensare ad un bar affollato aperto tutta la notte in centro città. Pensiamo ai problemi che hanno dovuto affrontare i locali di Piazza Erbe... sinceramente non credo che nessuno di loro e nemmeno nessun residente si auguri di incappare in un’apertura no-stop».

Aperture domenicali. L’Unione commercio è preoccupata per le aperture domenicali tutto l’anno sdoganate dal colosso svedese dell’abbigliamento low-cost H&M. «Attualmente in molte località dell’Alto Adige si vive come nel selvaggio west, senza la minima certezza del diritto». Il presidente Walter Amort e il direttore Dieter Steger spiegano che «c’è assoluto bisogno di una regolamentazione degli orari di apertura dei negozi che garantisca norme certe per tutti.

Gli sviluppi cui si è assistito nelle scorse settimane hanno dato effetti ormai ingestibili. Per questo chiediamo con forza alla giunta provinciale di emanare al più presto i necessari indirizzi in materia di orari di apertura e chiusura degli esercizi di vendita al dettaglio. Pur nella consapevolezza che gli orari di apertura sono materia di un ricorso davanti alla Corte Costituzionale, ricordiamo che è in vigore una legge provinciale è comunque in vigore che ha bisogno però delle linee guida». L’Unione ha quindi elaborato una nuova proposta che, nei prossimi giorni, sarà trasmessa all’assessore provinciale

La proposta. «Il principio della chiusura domenicale - chiarisce il presidente Amort - dovrebbe essere mantenuto tenendo conto della possibilità da parte dei rispettivi sindaci di poter deliberare in merito a un numero massimo di aperture eccezionali, sia domenicali che festive». A causa delle particolari necessità, per i Comuni ad alta vocazione turistica è previsto un maggior numero di aperture domenicali. Per i Comuni a rischio spopolamento, al contrario, vista la necessità di garantire il commercio di vicinato, non ci sarebbe alcuna limitazione. In quest’ultimo caso il sindaco può liberamente stabilire il numero di aperture domenicali, solo al mattino.

Aziende familiari a rischio. «L’apertura domenicale indiscriminata – sottolinea il direttore dell’Unione Dieter Steger, che boccia la liberalizzazione degli orari – è nemica delle aziende familiari e, in definitiva, mette a grave rischio il commercio di vicinato e la qualità della vita nei centri urbani». La domenica dovrebbe fondamentalmente rimanere giorno di riposo, sia che si veda dal punto di vista sociale, familiare, tradizionale o religioso.

«In nessun caso – aggiunge Steger – una simile liberalizzazione sarà in grado di generare maggiore concorrenza. Al contrario: le aziende piccole e a conduzione familiare non sono in grado di mantenere aperto tanto a lungo come, ad esempio, le grandi catene commerciali. Questo non è solo discriminatorio, ma conduce in ultima analisi alla formazione di grandi agglomerati commerciali, circostanza che porta inevitabilmente a una limitazione della concorrenza».

L’Unione conclude sperando che, nel proprio giudizio, la Corte Costituzionale confermi la regolamentazione provinciale e, di conseguenza, la competenza provinciale: «Ci aspettiamo che la Provincia faccia tutto il possibile per difendere la propria autonomia in questo settore».

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