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BOLZANO. «Under Armour», il marchio americano indossato da Lindsay Vonn nello sci, da Andy Murray nel tennis e da tante altre star dello sport internazionale, sarà guidato da un bolzanino, Massimo Baratto. Lo sarà per l'Europa, ma visto che è il vecchio continente la nuova "America" di Under Armour, cioè lo spazio commerciale a cui Kevin Plank fondatore e ceo, punta di più, ecco che il ruolo di Baratto sarà strategico.
«Torno in Olanda», ha detto il manager. «Torno» perché è olandese la sua famiglia, moglie e due figli, e Amsterdam sarà il centro operativo europeo della multinazionale sportiva Usa. Invece gli ultimi 16 anni li ha passati qui Baratto, scalando le posizioni in Oberalp. Fino a diventarne l'amministratore delegato. Ed avendo un ruolo decisivo nell'espansione del gruppo bolzanino e anche dei suoi marchi, come Salewa, Dynafit, Wild Country.
«Grazie alla sua passione siamo cresciuti molto in questi anni. E il cambiamento è stato gestito insieme», ha detto il patron del gruppo bolzanino salutando il suo ceo. Ma è stato proprio nell'azienda di Heiner Oberrauch che Baratto ha potuto perfezionarsi nella gestione e acquisizione di diversi marchi del settore. Tra cui, appunto, Under Armour.
«Ho iniziato ad occuparmene un paio di anni fa - dice - e con Oberalp abbiamo iniziato la sua distribuzione nel mercato italiano e europeo. Questa frequentazione mi è stata evidentemente utile in prospettiva...». La prospettiva, ora, è di guidare Under Armour europea come vicepresidente e direttore generale delle attività continentali. Che saranno molto intense.
È stato aperto, come ha annunciato il ceo Kevin Plank, il primo vero flagship del marchio, 1000 metri quadri ad Amsterdam ma Baratto preannuncia anche iniziative in profondità nel nostro Paese: «Apriremo un monomarca a Milano e altri negozi in tutto il territorio. Io? Inizio a maggio» aggiunge. Under Armour ha una caratteristica, quella di offrire capi molto operativi ma pure quella di seguire una filosofia "esistenziale" che sottende anche all'individuazione dei suoi testimonial: «L'azienda - spiega Baratto - vuole premiare chi parte dal basso, indicare personaggi sportivi che non sono stati favoriti dalla sorte, all'inizio, ma che ce l'hanno fatta. Chi perché nel basket giudicato troppo basso, chi per problemi fisici ma tutta gente che ha insistito fino a riuscire a battere le avversità». (p.ca.)


