BOLZANO. «Fino ad un anno fa, non ero neppure su Facebook, perché non volevo perdere tempo con foto di gattini. Per questo quando mi è arrivata quella mail, pensavo fosse spam».

In realtà la mail conteneva una di quelle offerte di lavoro che più d’uno, soprattutto tra i giovani appassionati di tecnologie, sogna di ricevere un giorno.

Oggi Marco Baroni, 46 anni bolzanino, lavora a Parigi in uno dei prestigiosi laboratori Fair, Facebook Artificial Intelligence Researchers. Ieri è stato ospite della redazione dell’Alto Adige e ha partecipato alla diretta facebook intervistato dal nostro direttore Alberto Faustini. La cosa curiosa è che, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, Baroni non è né un informatico né un ingegnere, ma un linguista teorico che dopo il diploma al liceo classico «Carducci», si è laureato in linguistica a Padova, poi il dottorato a Los Angeles, un lavoro in un’azienda a Seattle e il post-dottorato in un istituto austriaco specializzato nello studio dell’intelligenza artificiale.

Quindi il ritorno a “casa”, come professore associato presso il Centro interdipartimentale mente/cervello (Cimec) dell’Università di Trento.

Ma cosa ci fa un linguista teorico nella sede del Fair, creato da Yann LeCun, direttore dei laboratori Facebook e considerato uno dei padri dell’intelligenza artificiale?

«Le intelligenze artificiali oggi fanno cose incredibili: sono in grado, ad esempio, di analizzare montagne di dati in pochi secondi, cosa che un uomo non riuscirebbe a fare nell’arco di anni, ma non sono capaci di avanzare delle proposte sulla base dei dati esaminati. Apprendono rapidamente, ma dimenticano altrettanto rapidamente, per cui possono essere imbattibili al gioco da tavolo cinese “Go”, ma incapaci di applicare le conoscenze acquisite agli scacchi. Sono velocissime e molto precise nell’effettuare ciò che si insegna loro, però non sono flessibili e manca loro il linguaggio».

Ed è questo che lei insegna alle “macchine”?

«Se vogliamo sviluppare applicazioni di alto livello, l’interfaccia non può che essere quello linguistico. Ecco perché hanno offerto ad un linguista teorico questo lavoro».

Secondo lei ha ragione chi dice che le macchine diventeranno un giorno più intelligenti di noi?

«Non bisogna farsi suggestionare troppo dai film di fantascienza. Per capirsi non stiamo creando Terminator».

Dopo l’auto senza guidatore, qual è un obiettivo realistico?

«Creare degli assistenti virtuali in grado di comunicare con noi».

Il robot-badante però è già stato messo a punto.

«Certo. E fa delle cose fantastiche, in quanto però programmato a monte. Noi vorremmo andare oltre, mettendo a punto delle macchine che sappiano comunicare con noi. Potrebbero essere utilissime, ad esempio, nell’assistenza agli anziani che vivono soli».

Una volta la ricerca si faceva all’interno delle università. Oggi non è più così?

«Ci sono grandi aziende come Facebook o Google, tanto per fare qualche esempio, che investono moltissimo nella ricerca e diventano particolarmente attrattive per i giovani ricercatori. Anche perché in Italia e in Germania si deve scegliere: o si lavora per l’università o per un’azienda. In America e nei Paesi anglosassoni sono ammessi contemporaneamente i due ruoli».

In quanti siete nel laboratorio di Parigi?

«Venti di ruolo e altrettanti tra studenti e persone che fanno il tirocinio. Grazie anche al fatto che Facebook finanzia borse di studio e stiamo preparando corsi di master in rete ».

Età media?

«Io sono uno dei più vecchi. Sono tutti giovani e soprattutto maschi. E questo è un po’ un limite che speriamo di riuscire a colmare».

Lei ha intenzione di tornare un giorno in Italia?

«Io sono in aspettativa dall’Università di Trento per due anni. Ho ancora un anno per decidere».

Il motivo più forte per restare a Parigi?

«Fare ricerca di base per sviluppare macchine intelligenti lavorando con persone di altissimo livello che arrivano da tutto il mondo».

Una curiosità: come sono arrivati a chiamare lei al Fair di Parigi?

«Credo che mi abbiano scelto per le mie pubblicazioni».

Che persona è Mark Zuckerberg?

«Una persona con grandi idee e grande curiosità intellettuale».

Oltre al lavoro che hobby coltiva?

«La musica e la mattina alle sette vado sempre a correre».

E per quanto riguarda la sfera affettiva?

«Ho i genitori che vivono a Bolzano; la fidanzata che abita in Spagna e lavora nel mio stesso settore».