BOLZANO. Piante, fiori, siepi, gerani tra il verde, oppure specchi o graffiti da far realizzare agli artisti di strada. Si cercano soluzioni per mascherare i blocchi di cemento anti-terroristi piacciono sempre meno.

«A dire il vero, mi convince di più l'idea di Zoeggeler - ha detto ieri in municipio l’assessora competente MariaLaura Lorenzini - quando propone, tra le altre cose, di trasformare le barriere in sedute. Dove potersi riposare e discutere. Per la verità ho fatto anche un mio schizzo che mostrerò al sindaco...».

Da architetto a architetta, dunque. Perché sarà oggi che l'assessora si confronterà con il capo dell’Ufficio mobilità del Comune Ivan Moroder, cui Renzo Caramaschi ha affidato il compito di coordinare almeno tre possibili variabili per, come ha detto il sindaco" abbellire quelle barriere di difesa".

Il vertice si terrà in Comune in mattinata ma è probabile che non sarà decisivo perché la giunta vuole prendersi ancora qualche giorno per sottoporre poi il progetto estetico definitivo. Sarà probabilmente coinvolta anche la giardineria comunale.

Ma è proprio su questo punto, sul concetto di "abbellimento" che il confronto urbano rischia di diventare molto divisivo.

Dopo il "no ai fiori e alle giardinerie" di Oswald Zoeggeler e di Kuno Prey della facoltà di design della Lub, ieri Peter Paul Keinrath è stato ancora più deciso. «Voglio essere quasi brutale - ha detto il "motore" di tante iniziative artistiche bolzanine da Transart al Busoni - perché i tempi lo richiedono: le barriere devono restare barriere. Oggi serve guardare alla realtà, confrontarsi civilmente e senza paura con quello che sta avvenendo in Italia e nel mondo. Le nostre città hanno bisogno di sicurezza e noi tutti dobbiamo sapere che oggi non sarà mai più come ieri».

In sostanza Bolzano, per Keinrath, deve accogliere la sfida che i tempi le propongono e i "jersey" servono a questo. «Accettare per poter riflettere», aggiunge.

E dunque non militarizzare e basta ma usare questo cambiamento urbano e urbanistico per crescere come comunità consapevole. «E dico di più- insiste il direttore di Transart, uno dei più prestigiosi festival di arte contemporanea a livello continentale - accettiamo anche che la città per un periodo si imbruttisca. Sarebbe un'operazione di consapevolezza . Ma anche di creatività molto sostanziale. Dunque molto contemporanea». I blocchi di cemento potrebbero costituire dunque essi stessi "opera d'arte" riuscendo a contestualizzarle nello stretto rapporto tra loro ruolo (la sicurezza) e i tempi che percorriamo oggi, tra terrorismo e fanatismo. In questo senso ogni abbellimento sarebbe una falsificazione. Come mettere delle aiuole dove non c'entrano nulla.

«Per far dimenticare quello che invece non dobbiamo dimenticare ma accettare e superare. Trasformandoci», insiste Keinrath. Dunque, compito non semplice quello della giunta.

Perché non è semplice trovare una sintesi tra cronaca e vita di sempre, tra sicurezza ed estetica. Oggi si farà un passo avanti. (p.ca.)

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