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Bolzano. Il giorno di Ferragosto, poco dopo le 7 di mattina la tragedia. A 24 ore di distanza, ieri mattina, c’è mancato un soffio perché il dramma si ripetesse. Teatro di tutto questo, il Brento, in Trentino, che da anni assiste a una vera e propria ecatombe: troppo bello per richiamare da tutto il mondo gli appassionati di base jumping, troppo crudele quando toglie la vita a giovani sportivi. Il tragico volo di ferragosto è costato la vita a una giovane svedese, trent’anni ancora da compiere, Josefin Sando. È morta sotto gli occhi del marito, il cui volo invece non aveva incontrato ostacoli. L’incidente è avvenuto verso le 6,45. La ragazza si era lanciata con il suo paracadute dal Becco dell’Aquila. Ma qualcosa è andato storto: appena aperto il paracadute, la ragazza è finita di schianto contro le rocce. E da lì, poi, è precipitata per circa 200 metri fino alla base dello strapiombo. Dinamica molto simile, ma esito per fortuna ben diverso, nell’incidente di ieri. Un base jumper americano di 35 anni si è lanciato dal Becco d’Aquila, ma appena aperto il paracadute la sua vela si è avvitata, mandando a sbattere contro le rocce. L’uomo è rimasto così appeso alla parete, circa 150 metri sopra lo zoccolo del Monte. È stato recuperato dall’elisoccorso e trasportato al Santa Chiara.


