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BOLZANO. Non poteva esserci debutto più accidentato per Liliana Di Fede. La sindaca di Laives è da tempo esponente del Pd, ma le primarie sulla segreteria l’hanno proiettata nel mezzo di una resa dei conti pesante come mai prima d’ora. Si è votato domenica e solo ieri pomeriggio è arrivata la proclamazione degli eletti nella nuova assemblea, tanto esasperato è il braccio di ferro sui risultati. Liliana Di Fede ha ottenuto il 51% dei voti, ma non la maggioranza in assemblea, pari a 18 eletti su 35. Ancora spera che sia possibile trovare un compromesso ed evitare di andare alla conta in assemblea per decidere chi sarà segretario tra Di Fede e Mauro Randi. O, peggio, di arrivare al commissariamento.
Campagna elettorale pesante prima delle primarie. Il dopo voto è ancora peggiore.
«In questo momento meno si parla, meglio è. L’ho detto alcuni giorni fa e lo ripeto: al Pd fa malissimo finire su media per i suoi litigi e non per il lavoro che facciamo. È la prima volta che mi trovo al centro di una situazione del genere, non come sindaco intendo. Perdiamo credibilità».
Le arrivano mail, cittadini ed elettori del Pd si lamentano?
«Le persone non capiscono cosa stia succedendo. Come dare loro torto? In una situazione di tale difficoltà, nella vita reale, nell’economia, non possiamo permetterci di stare dentro le nostre stanze a polemizzare. In Alto Adige il Pd è un partito di minoranza, questo è pacifico, ma resto convinta che possa avere un ruolo importante, a patto che resti concentrato sugli obiettivi e sul lavoro da svolgere».
Ha avuto già due incontri con Mauro Randi e i rappresentanti di Luisa Gnecchi. Nessuna schiarita all’orizzonte. Ci crede ancora?
«Se si riesce a superare gli individualismi, può esserci una base per lavorare insieme. Il mio impegno c’è».
Quale può essere la via di uscita? C’è chi spinge perché lei proponga a Randi il ruolo di vicesegretario, ma Randi stesso le avrebbe prospettato uno schema opposto: Randi segretario, Di Fede vice e una segreteria con maggioranza del gruppo Di Fede.
«Ne dobbiamo discutere all’interno. Parlarci o litigare attraverso i giornali non aiuta».
Avete toccato l’apice dei veleni con le polemiche sulla massiccia partecipazione di stranieri alle primarie. Condivide la messa in discussione del voto al seggio del centro di Bolzano?
«C’è una commissione per il congresso, che ha il dovere di analizzare il voto. Spetta a loro fare le valutazioni. Proprio per la delicatezza del momento non sarebbe opportuno mescolare il mio ruolo di candidata con l’organismo di controllo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA


