BOLZANO. I medici di famiglia possono tirare il fiato. La Provincia si sta muovendo per evitare grattacapi a loro e per evitare che i pazienti paghino per intero 203 prestazioni ed esami clinici che il ministero della sanità ha appena tagliato.

Michael Mayr - direttore di Dipartimento dell’assessorato alla sanità - e Laura Schrott, direttrice della Ripartizione sanità della Provincia - spiegano che si stanno preparando a finanziare agli altoatesini le prestazioni a rischio. Il 20 gennaio - infatti - è entrato in vigore il cosiddetto "decreto appropriatezza", che prevede il taglio del ticket per 203 prestazioni sanitarie: in soldoni si può usufruire del ticket (e quindi della riduzione dei costi o dell'esenzione) soltanto in presenza di particolari condizioni cliniche del paziente. In caso contrario il cittadino è chiamato a pagare l'intero conto di tasca propria. Tra le altre spariscono risonanze magnetiche ed esami di laboratorio oltre che visite specialistiche che potranno essere prescritte solo a particolari condizioni. La norma prevede anche una stretta sui medici perché il principio che ispira la razionalizzazione è che bisogna frenare il fenomeno della cosiddetta "medicina difensiva": "camici" che per mettersi al riparo da eventuali vertenze giudiziari distribuiscono con facilità analisi e controlli. Da adesso chi sbaglia subirà un taglio allo stipendio. I medici di famiglia della Fimmg - che hanno appena spedito una comunicazione per informare tutti gli iscritti dell'Alto Adige - hanno chiesto aiuto all'assessore alla sanità Martha Stocker: «Speriamo che la Provincia trovi un modo intelligente per applicare il decreto». E l’assessorato fa sapere che si sta muovendo. Ricordiamo che il testo normativo presenta un elenco completo dei tagli che vanno dall'odontoiatria, alla genetica, alla radiologia diagnostica e contemplano esami di laboratorio, dermatologia allergologica e medicina nucleare. «Per quanto riguarda l’Alto Adige - fa sapere l’assessorato - la gran parte delle condizioni di erogabilità contenute nel decreto sono state accolte come "opportune" anche dai nostri professionisti. Per alcune (ad esempio nel caso delle prestazioni di genetica o nel caso dell'odontostomatologia) abbiamo detto no e depositato la nostra contrarietà, come hanno fatto anche altre Regioni, contrarietà che però non è stata accolta. La Provincia si muoverà, pertanto, adottando a livello locale quanto condivisibile del decreto. Per il resto approfondiremo la possibilità e l'opportunità di continuare ad erogare le prestazioni secondo criteri definiti a livello provinciale, che si configureranno come livelli assistenziali aggiuntivi, finanziati completamente da noi, a carico del bilancio provinciale e offerti ai residenti. Si pensi ad esempio a tutta l'assistenza odontoiatrica dove la Provincia è andata incontro alla popolazione, al di là dei criteri di accesso nazionali, con oneri a carico del Servizio sanitario provinciale, per promuovere una corretta igiene e cura orale e per prevenire patologie che potrebbero insorgere e contenere maggiori spese sanitarie. Per quanto riguarda la discussione sui controlli e sulle eventuali sanzioni ai medici prescrittori - conclude l’assessorato - che non dovessero attenersi alle disposizioni, il decreto non ne fa menzione, in quanto la questione è ancora fortemente dibattuta sui tavoli nazionali».