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BOLZANO. «Sono nato in un condominio Ipes di via Sassari. I miei genitori, negli anni, hanno riscattato la casa dove vivevamo, allora si poteva. Conosco bene quei cortili, giocavamo a calcio e tennis. C'erano poche auto parcheggiate, se erano in mezzo chiedevamo ai proprietari per piacere di spostarle. E ci accontentavano. Oggi? É tutto diverso». Christian Battisti, imprenditore, ex assessore comunale (Civica di Gennaccaro), presidente dell'Ipes da metà settembre, ospite in redazione all'Alto Adige col direttore Valentino Beccari, va veloce. «L'ho promesso e punto a mantenere quel che dico. Il mio primo obiettivo - racconta - è quello di ridurre i tempi per la ristrutturazione degli alloggi. Dobbiamo dare risposte più rapide agli aspiranti inquilini. Per fare questo servirà un grande gioco di squadra, interno ed esterno, con tutti gli stakeholder. Consapevoli che ci sono iter e delle procedure da rispettare».
Presidente il problema delle riqualificazioni è reale, serve un'accelerata.
Lo so. L'Ipes dispone oggi di un patrimonio di circa 13.500 alloggi - la stragrande maggioranza a Bolzano - per l'esattezza 13.512. Se ne liberano in tutto l'Alto Adige circa 400 l'anno e dobbiamo cercare il più possibile di ridurre i tempi per il loro rifacimento attraverso un lavoro ampio e condiviso, con una cabina di regia e un coordinamento funzionale fin dalla fase iniziale. Puntiamo, tutti insieme a risistemare quanti più alloggi possibile, senza fare troppi numeri o proclami. Punto a risistemare 600 alloggi l'anno.
Come ha intenzione di fare?
Abbiamo un'unità operativa istituita ad hoc, che stiamo strutturando per valorizzare al meglio le competenze di ciascuno, per perseguire, tutti insieme l'obiettivo comune e condiviso.Il problema maggiore è che gli appartamenti sono sparsi in diversi condomini, non raggruppati, questione che complica gli interventi. Altra cosa non può fare tutto l'Ipes. In queste settimane, gli incontri istituzionali si sono susseguiti in vari ambiti e in diversi contesti, tutti funzionali per rispondere ai criteri del fabbisogno. Con le varie organizzazioni di categoria ci siamo soffermati sulla necessità da parte loro di dare una mano e aiutare i piccoli imprenditori nella parte burocratica affinchè i bandi possano essere a portata di tutti coloro che hanno i requisiti, nei modi e nei tempi necessari.
Occorre ristrutturare ma anche costruire nuovi alloggi, a che punto siete con le aree?
Sto cercando di parlare con tutti i sindaci. Ci devono aiutare a trovare spazi edificabili. Con Merano l'ho fatto, a breve conto di incontrare il sindaco Claudio Corrarati. A Bolzano stiamo costruendo la "torre di legno" a Druso Est e abbiamo in corso la realizzazione dei nuovi alloggi al posto dell'ex convitto San Giuseppe di via Castel Flavon. Poi stop. In attesa di sviluppi.
Il Comune ha appena detto che a gennaio 2027 scatta il percorso per la riqualificazione dell'area della caserma Huber di viale Druso. La superficie disponibile potrebbe consentire la realizzazione di circa 400-450 alloggi di edilizia abitativa agevolata.
Mi auguro e auspico vivamente che qualcosa vada anche all'Ipes, ne abbiamo urgente bisogno.
In via Aslago l'Istituto è proprietario di sei palazzine - due in comproprietà con privati - al posto delle quali possono sorgere nuovi edifici. Oggi ci sono poco più di 50 appartamenti, potrebbero sorgerne fino a 180 ma è tutto fermo
Questo è uno dei punti caldi che devo affrontare col Comune, se da una parte è vero che alcuni alloggi sono di privati è anche vero che l'area è vasta e andrebbe ripensata. Anche in questo caso con ampia condivisione e razionalità.
Un bel numero di alloggi potrebbe sorgere anche al posto del meleto conteso oltre via Resia, tra Firmian e Casanova. Acquistato nel 2001 dall'Ipes su indicazione dell'allora giunta Salghetti "compratelo poi ci pensiamo noi a cambiare destinazione", per costruirci sopra 70 alloggi, è a tutt'oggi intoccabile
Un bel terreno che potrebbe offrire in parte risposte importanti ma la questione è politica. La partita in questo caso si gioca su un campo che ci vede nel ruolo di spettatori interessati.
Al di là della ricerca di nuove aree come procede il progetto di vigilanza contro microcriminalità e degrado?
Prosegue bene. Nel segno della continuità e del costante monitoraggio e delle relazioni con tutti i soggetti a vario titolo interessati. Come del resto va avanti anche la nuova campagna dell'Istituto per una serena convivenza all'interno dei condomini con informazioni scritte in varie lingue. Però c'è una cosa che vorrei sottolineare. Non mi piace il parallelismo quasi scontato Ipes - degrado, perchè non è vero. Non è possibile, non è giusto e non è corretto, che pochi intacchino la serietà di tanti altri inquilini rispettosi e onesti, che ricordiamo sono la stragrande maggioranza. Chiedo un cambio di passo. Basta con gli stereotipi e le etichette, nel rispetto di chi osserva da sempre le regole e condivide i principi della convivenza nel senso più ampio del termine.
Si è chiusa in questi giorni la querelle tra inquilini e Istituto sulla questione dei garage che sono stati "aperti". Rimosse tutte le porte
Lo so, si tratta di una situazione di contesa che ho trovato sul tavolo e che è arrivata al capolinea. D'ora in avanti l'Istituto costruirà solo garage "aperti" per i motivi che ormai sono chiari a tutti, per il bene di tutti.
Ancora tre settimane e Wilhelm Palfrader, storico direttore Ipes, andrà in pensione. Da assegnare anche le cariche di direttore tecnico, direttore finanziario e direttore dell'ufficio bilancio. Si farà in fretta?
Ci sono delle procedure e un iter da seguire. Il tutto è avviato nei tempi nei modi previsti. Auspico di poter contare sulla squadra al completo quanto prima, solo così potremo andare veloci. Al momento c'è il concorso per la direzione tecnica e siamo alla selezione per l'ufficio bilancio. La direzione generale resta fondamentale, Palfrader è direttore da una quindicina d'anni, il suo operato è prezioso.
Cosa significa per lei guidare l'Ipes e con che approccio ha assunto l'incarico?
Guidare l'Ipes oggi significa ricucire la memoria di quei cortili d'infanzia, dove bastava un "per favore" per capirsi, con la sfida moderna di un'inclusione che parla le lingue del mondo: un delicato gioco di squadra in cui la vera complessità non sta solo nel ristrutturare mura, ma nel proteggere la dignità e la convivenza di una stragrande maggioranza che, in silenzio, rispetta le regole. L'approccio è un mix tra i sogni di ragazzino che giocava nei cortili, che ha cercato di acquisire competenze che ora intende mettere al servizio di una collettività vasta come quella dell'Ipes. Mi piacerebbe l'anno prossimo, in occasione del 55° anniversario raccontare tante belle storie, attraverso la voce delle e degli inquilini.


