BOLZANO. Il giorno dopo Christoph Baur risponde alle domande con una domanda: «Se a un politico del centrodestra moderato venisse chiesto domani di entrare nel governo della città per portarvi le proprie idee, potrebbe responsabilmente dire di no?». Per ora Tagnin lo ha detto. Ma la Svp evidentemente insiste. Ed è questo il dato politico più rilevante. E la ragione per cui ribadirà al Pd e a Caramaschi, in sede di trattativa, quello che ieri ha detto con maggiore chiarezza il prossimo vicesindaco Baur: «Il Pd dovrà scegliere se imboccare la strada apparentemente più facile, cioè coinvolgere in qualche modo i Verdi, oppure quella che sembra più complicata ma che ci aiuterà a scongiurare il commissario: aprire a quella metà di Bolzano che vota dall'altra parte...». Come dire: la Svp che rappresenta i tedeschi, e il centrodestra moderato portavoce di una parte rilevante degli italiani di Bolzano. Da domenica sera, Steger e Baur non fanno che ripeterlo a Caramaschi: «Sei sindaco, grazie ai nostro vot. È ora di allargare al centro». Non una Grosse Koalition. Ma una piccola sì: “mini dosi di trasversalismo”. Quasi una cura omeopatica. Dove si combatte il "male" con porzioni minime dello stesso. Baur dunque non deflette. Rappresentando quella parte di Volkspartei vagamente deviazionista rispetto alle classiche coalizioni degli ultimi decenni. E lo può fare perché, ad esempio, gli Arbeitnehmer, un po' come la sinistra Pd, sono usciti certamente non rafforzati dal voto. L'avvocato candidato sindaco parla come un professionista non come un professionista della politica ma anche Dieter Steger, che lo ha scelto, potrebbe sostenerlo nella prospettiva. Steger rappresenta la versione andreottiana del trattativismo Svp. Dosi massicce di realismo sparse un po' ovunque, dalla sinistra alla destra del partito. E poi c'è l'ala economica che è stata convinta a fatica ad appoggiare Caramaschi al ballottaggio. Insomma, la sensazione è che, incassata la vittoria, Baur e la sua Svp siano più convinti di prima nel tentare di rafforzare la coalizione che sostiene Caramaschi non attraverso la via minimalista di una riedizione dello Spagnolli ter, ma attraverso quella massimalista (come difficoltà politica) di una inedita collaborazione moderata o centrista.

Baur, alla sua domanda retorica all'inizio, Mario Tagnin ha già risposto di no...

Ho sentito. Ha detto a caldo che tra un anno, vista la situazione, torneremo a votare. È la paura di tutti. Ma non è il bene per la città.

Dunque?

Capisco la delusione. Ma gli dico: pensi a quello di cui ha bisogno la città.

Cioè?

«Stabilità. E di riconciliarsi. Anche queste elezioni hanno confermato la sua netta spaccatura: i quartieri popolari da una parte, gli altri dall'altra. E' una frattura storica che andrebbe finalmente ricomposta».

Larghe intese?

Magari non larghissime. C'è differenza tra chiedere a un partito d'opposizione di collaborare e chiederlo invece a singole persone capaci di rappresentare diverse sensibilità politiche.

Caramaschi pare pensi invece soprattutto ai Verdi...

Non è detto. C'è il Pd che insiste col centrosinistra classico. Ma con la sinistra c'è stata una netta spaccatura nei programmi e in campagna elettorale. E i Verdi non hanno mai garantito tranquillità sulla attuazione di molti punti programmatici. Per cui il sindaco faccia pure il suo lavoro ma provi tutte le strade, non solo una.

La strada col centrodestra è il salita...

Quella con gli ecosociali solo apparentemente è in discesa. Ma a lungo andare riproporrà i soliti ostacoli. È una questione di mentalità. E di caratteri.

Cosa farà la Svp?

Lascerà lavorare Caramaschi ma gli chiederà di allargare i suoi orizzonti.

E al centrodestra?

«Di non cercare vendette. O lavorare per il commissario. Ma di riflettere sull'offerta che potrebbe essere fatta a breve. Noi da domani inizieremo un dialogo con tutti i partiti e le persone democratiche e moderate», conclude Baur.

Il candidato più votati della Svp, Luis Walcher, in queste ore non ha avuto molto tempo da dedicare alle elezioni. Spesso era in ospedale: «È nato il mio terzogenito», spiega orgoglioso. Nome? «Paul. E va tutto bene». Ma il più votato della Svp sta tornando sul terreno dell’arena comunale. E ha idee molto chiare.

Walcher, con quel migliaio abbondante di preferenze le sarà difficile non fare l'assessore questa volta...

Beh, in questi casi non decido io. Decide Caramaschi. È lui che deve scegliersi la giunta.

Qualche idea in proposito?

Sì, devo ammettere che sarebbe complicato chiedere ai miei di votarmi la prossima volta se non succedesse qualcosa...

Del tipo?

Diventare assessore. Mi hanno chiesto due volte di fare un passo indietro. Me lo ha chiesto il partito e poi il sindaco. E per due volte l'ho fatto. Farlo la terza volta no, non me la sento.

Cosa direbbero i suoi del Bauernbund?

Non è questione di quello che direbbero i contadini ma di coerenza. Attraverso di me il movimento e quella componente sociale ed economica che a Bolzano finalmente dovrà contare, vuole indicare una strada. Abbiamo delle idee, dei programmi. Tutti questi voti hanno un senso politico che va tenuto in considerazione.

Anche lei come Baur immagina una collaborazione con qualcuno del centrodestra?

Perchè no? Ma penso che Tagnin non sarà così disposto a dire di sì dopo un ballottaggio così duro e finito in un modo abbastanza chiaro. Difficile parlare di maggioranza allargate con chi è stato dall'altra parte. Certo, un allargamento garantirebbe stabilità.

E i Verdi? La Svp non li vorrebbe, Caramaschi non li esclude. Che si fa?

Si lascia lavorare il sindaco. È lui che tra un mese dovrà farsi votare da almeno 23 consiglieri. Altrimenti va a casa. Come tutti noi. Per cui immagino parlerà anche con i Verdi.

E voi? Che li avete invece esclusi?

Non lo so. So solo che se Caramaschi li inserirà a qualche titolo o in maggioranza o in giunta dovrà poi venire da noi e spiegare alle Svp le ragioni della sua scelta. Raccontarci il perchè. Dopo vedremo.

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