BOLZANO. Entro fine ottobre Marco Bergamo saprà, dal carcere di Rebibbia ove sta scontando la pena al carcere a vita, quando potrà eventualmente chiedere di essere trasportato a Bolzano per assistere all’udienza per la richiesta di parziale revisione della sentenza che non gli concede speranza. Entro un paio di settimane si dovrà procedere alla composizione della Corte d’assise (che prevede due giudici togati e sei popolari) con l’estrazione dei nominati tra la popolazione maggiorenne residente. In Alto Adige, rispetto al resto d’Italia, c’è un requisito in più da dover rispettare, quello del bilinguismo e, dunque, del possesso del “patentino”. E’ probabile che l’udienza venga fissata nella prima decade di novembre. Il serial killer bolzanino potrebbe chiedere di essere sentito per rogatoria direttamente a Roma e, solo in presenza di motivi giuridicamente fondati, potrebbe ottenere il diritto di assistere e, dunque, di essere trasferito a Bolzano per la durata dell’udienza.
E’ molto probabile, però, che Marco Bergamo non torni in città 22 anni dopo i terribili omicidi di cui si è macchiato. La corte d’assise che dovrà decidere sulla sua richiesta di revisione sarà presieduta dal giudice Carlo Busato. Quante sono le reali possibilità di Bergamo di ottenere una modifica del verdetto finale di condanna? Secondo alcune indiscrezioni che trapelano a livello forense, molto poche. Non per una valutazione di merito sull’eventuale conferma della pericolosità sociale di Marco Bergamo, ma per una questione tecnico giuridica. «Anche in caso di rito abbreviato non è assolutamente automatica la riduzione a 30 anni di reclusione dell’eventuale condanna all’ergastolo» puntualizza un magistrato. In effetti se si trattasse di una riduzione automatica ne conseguirebbe che il Gup (giudice dell’udienza preliminare) non ha la facoltà di condannare all’ergastolo.
In realtà così non è. Il problema è molto più complesso rispetto a quanto i legali d’ufficio di Marco Bergamo hanno tentato di far apparire. In primo luogo perchè il serial killer bolzanino è stato condannato per quattro volte all’ergastolo (in relazione agli omicidi delle quattro prostitute) ed in più ad altri 30 anni di reclusione per l’omicidio di Marcella Casagrande. Fu proprio per questo cumulo di pena che in fase di espiazione della condanna i giudici inflissero a marco Bergamo oltre alla condanna all’ergastolo anche l’ulteriore appesantimento di tre anni di isolamento diurno (che il serial killer bolzanino ha già scontato). Ne consegue che anche se all’epoca Bergamo avesse potuto chiedere di essere processato con rito abbreviato, avrebbe potuto al massimo evitare uno dei quattro ergastoli a cui venne condannato. In fase di espiazione pena forse avrebbe potuto evitare i tre anni di isolamento notturno ma non avrebbe mai potuto cavarsela con la condanna a 30 anni di reclusione (cosi come richiesto ora) per tutti cinque i delitti di cui venne riconosciuto responsabile. E’ dunque molto probabile che in poche ore la Corte d’assise di Bolzano risolva il caso rigettando l’istanza del pluriomicida bolzanino che in realtà dovrà probabilmente affidare le proprie speranze alle possibilità previste anche per gli ergastolani di ottenere la liberazione condizionale (o la semi libertà) dopo aver scontato 26 anni.
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