BOLZANO. «Oggi spostiamo gli arredi. Domani i pazienti ed il personale. Venerdì saremo operativi in via Fago». Massimo Bernardo, 53 anni, responsabile dell’Hospice e delle Cure palliative dell’ospedale, vive insieme al suo reparto, giorni movimentati. «Sì è vero, traslochiamo. Stiamo lasciando il terzo piano del Padiglione W e ci trasferiamo per sei mesi in via Fago, all’ultimo piano del nuovissimo Centro di riabilitazione psichiatrica».

In reparto il personale è al lavoro per spostare letti, macchinari, arredi ed incartamenti vari. «Un lavoraccio. Non ci si accorge di quanta roba hai “in casa” finchè non la devi spostare. Torneremo in questi corridoi tra qualche mese, forse non ne basteranno sei, vedremo. Ci adatteremo noi e si adatteranno i pazienti che avranno l’ospedale lontano ma la ristrutturazione si imponeva anche perchè questo luogo non è nato come hospice. Contiamo di adeguare la struttura ai requisiti previsti dal ministero, ma anche di avere una casa più accogliente e funzionale per i malati e loro famiglie e per noi operatori. Pensate che alcuni dei mobili che abbiamo ce li aveva regalati l’ex primario di Ematologia, Paolo Coser».

Le Cure palliative a Bolzano hanno dieci anni di vita, le ha create Bernardo. «Sì è vero. Lavoravo in Geriatria ed in città non esisteva ancora una struttura dedicata. Così mi sono dato da fare ed eccoci qui». Controllare ed eliminare il dolore nei malati cronici ed in quelli terminali è una questione che non si discute, di assoluta civiltà, basti pensare che in Alto Adige le persone che hanno bisogno di cure palliative sono più di duemila l'anno, di cui la metà a Bolzano. «Penso che i malati terminali abbiano il diritto di vivere gli ultimi mesi e gli ultimi istanti della loro vita senza soffrire ed i malati cronici debbano poter vivere senza dolore. E lavoro a questo con tutta la mia equipe». Come siete organizzati a Bolzano? «In reparto abbiamo 11 letti ed un day hospital. Un’equipe di 4 medici, 16 infermieri ed una psicologa che ci permette di seguire circa 450 pazienti l’anno qui e da due anni aiutiamo tutti gli altri a casa grazie ad un sistema di assistenza che funziona con le sinergie messe in campo tra medici di famiglia e infermieri. Certo, se avessimo più forze potremmo seguire più persone a casa. Lo dice la legge 38 del 2010 e lo dice lo stesso assessore Stocker».

Come sono organizzate le palliative nel resto dell’Alto Adige? «Con qualche medico di medicina generale che si è formato... altrimenti i pazienti finiscono in ospedale dove non si effettuano interventi per migliorare la qualità della vita. Ma la legge prevede, per un principio di giustizia ed equità, che tutti in caso di necessità debbano avere un'assistenza adeguata per alleviare non solo la sofferenza fisica, ma anche quella psicologica, spirituale e sociale che accompagna le malattie croniche inguaribili. Ovviamente questo riguarda tutti gli anziani delle case di riposo e le persone ricoverate in ospedale. Per raggiungere l’obiettivo la soluzione è quella di realizzare una rete assistenziale composta di persone con competenze specifiche (medici specialisti in cure palliative, medici di medicina generale, infermieri, psicologi, ecc..)».

Ed a che punto siamo, in Alto Adige? «Il piano che contiene le linee guida per l'attuazione di questo progetto è pronto, ma siamo in attesa che venga discusso ed approvato dalla giunta provinciale. Se attuato, come già accade in molte regioni italiane, oltre ad aver un maggior soddisfazione da parte degli utenti, riuscirà a realizzare notevoli risparmi grazie ad un miglior utilizzo delle risorse disponibili. E visti i tempi questo non è un aspetto trascurabile». Un aspetto fondamentale è poi che questi malati devono essere raggiunti prima possibile, perché il diritto ad una buona qualità della vita vale fin dalle fasi iniziali della malattia. «Deve pertanto essere accantonata quella idea assurda che le palliative siano sinonimo di fine vita. Al contrario, se applicate subito restituiscono qualità e senso all'esistenza delle persone».