BOLZANO.

Il Terzo Statuto secondo Michaela Biancofiore. Andrà scritto a Roma, non a Bolzano, «come meritano tutte le riforme di rango costituzionale», e non dovrà essere «lo stravolgimento in peggio dei rapporti etnici in Alto Adige, come vorrebbe il senatore Zeller della Svp»: il sottosegretario del Pdl sale sulle barricate.

La procedura di revisione dello Statuto di autonomia potrà iniziare dopo l’insediamento del prossimo consiglio provinciale e regionale. Il tema è però già caldo, a causa della spaccatura che si è creata, con la Svp isolata rispetto a Pd, Upt e Patt. La Svp punta a una commissione-convenzione, aperta alla società civile, che elabori la proposta per il Terzo statuto a Bolzano. È questa la linea del disegno di legge elaborato da Zeller con il senatore Francesco Palermo, che però avrebbe preferito una convenzione regionale. Ed è proprio questa, la convenzione regionale (con componenti non solo politici), la proposta del disegno di legge Cogo depositato la scorsa settimana in consiglio regionale e firmata da Pd, Upt e Patt. Michaela Biancofiore però rovescia la prospettiva e punta a una discussione concentrata in Parlamento. Va ricordato che le modifiche statutarie, che lo spunto parta da Bolzano, Trento o Roma, avranno in ogni caso il voto finale in Parlamento con le procedure fissate per le leggi costituzionali. Così Biancofiore con uno sguardo a Bolzano e uno a Roma in attesa del processo di domani a Berlusconi in Corte di Cassazione: «Pronti alle dimissioni».

Riforma dello Statuto: quale percorso?

«Quello più logico: in Parlamento, la sede naturale dell’elaborazione di leggi di rango costituzionale. Tra l’altro una base di discussione c’è: il mio disegno di legge depositato durante la scorsa legislatura. L’ho già ricordato al ministro delle Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello e possiamo dormire sogni tranquilli, visto che nel comitato dei saggi per le riforme costituzionali c’è Franco Frattini. Penso a uno statuto moderno, con elezione diretta del presidente provinciale di Bolzano e di quello regionale, come avviene già a Trento. Uno statuto in cui viene meno la questione etnica, vale a dire la proporzionale e la separatezza arroccata tra scuola tedesca e italiana. Affidiamoci finalmente al modello di scuola ladina e permettiamo ai nostri ragazzi di diventare trilingui».

Statuto a bassa intensità etnica. E la toponomastica?

«Bilingue, ovvio».

La proposta Palermo-Zeller e quella di Margherita Cogo puntano a una discussione locale, allargata per la prima volta a rappresentanti di imprese, sindacati, enti di ricerca. Lei invece pensa a Roma. Una autonomia moderna non dovrebbe essere pensata sul territorio?

«Ma poi la discussione vera si farà in Parlamento, non prendiamoci in giro. Allora tanto vale incardinarla subito nella sede più naturale».

E la società civile sta a guardare?

«Ma no, si possono fare tavoli di discussione in regione e audizioni in commissione affari costituzionali. Il livello deve essere regionale però, attenzione: stiamo alla larga dal disegno di autonomia bolzanina che ha in mente Zeller. L’ho detto a Quagliariello: c’è qualcuno che vorrebbe farsi gli affari propri sul bilinguismo, i tribunali, la scuola. Siamo vicini alla dittatura».

Lei annuncia a Repubblica le dimissioni dei parlamentari del Pdl in caso di condanna di Berlusconi. Conferma?

«Dobbiamo stare vicini al nostro presidente. Ma sarà il Pd a fare cadere il governo».

Ma se vi dimetterete tutti?

«Le dimissioni verrebbero respinte. Sarebbe un gesto dimostrativo di affetto verso Berlusconi». (fr.g.)

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