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MERANO. La vicenda è... ciclica. Basta che si allentino un poco i controlli, che la stagione inviti a una pedalata, che i cicloturisti tornino ad affollare la città e sulla Passeggiata Lungopassirio (ma non solo) riscoppia, puntuale, la battaglia fra pedoni e pedalatori. I primi spaventati dal rischio di essere urtati, i secondi indifferenti ai divieti e ai richiami. Anche se a volte, e qui ci riferiamo soprattutto a chi non è del luogo, la segnaletica non aiuta.
Ma non è una giustificazione. Perché nella maggioranza dei casi i ciclisti fanno finta di non vedere o di non sapere. Le segnalazioni di vari lettori, unite ai commenti quotidiani di chi frequenta le Promenade, consentono di individuare alcuni punti sensibili. Il primo è la passerella delle Terme. I ciclisti che giungono da Maia Bassa, risalendo via Piave o via Garbaldi, spesso anziché scavalcare il fiume attraversando ponte Teatro o ponte della Posta utilizzano il passaggio pedonale che li immette in via Cassa di Risparmio (anch’essa esclusivamente pedonale, dalle 10 alle 18.30). Altra zona calda è il tratto ultimo delle Passeggiate: in questo caso si tratta dei frequentatori del lido, che non disdegnano, terminati i tuffi, di fare ritorno verso casa sfruttando la scorciatoia lungo il fiume. Anche in piazza del Grano le biciclette si fanno largo tra i pedoni, tagliando l’incrocio tra via Mainardo e via delle Corse, proprio davanti al commissariato.
«Spesso - scrive un lettore - a infischiarsene delle regole è chi guida le biciclette prese a prestito nei punti di noleggio comunali. Sono ospiti che magari vogliono vedere la città in poco tempo, e circolano anche dove non dovrebbero. Perché nelle zone più trafficate non si collocano segnali di divieto ben visibili, come sulla Passeggiata Gilf o presso ponte Romano?»
Le lamentele si ammucchiano anche per le risposte, sgraziate, che i ciclisti rivolgono a chi chiede loro di osservare le disposizioni: «Non solo non scendono di sella , ti prendono pure a male parole», è il commento diffuso accompagnato da una constatazione: «La sorveglianza è scarsa. Alla polizia municipale fanno leva sull’esiguità di organico. Ma siamo sicuri che basterebbe qualche contravvenzione, il passa parola tra ciclisti farebbe il resto».
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