MERANO. Una baraccopoli era tornata a sorgere sotto il viadotto della superstrada MeBo, poco lontano dalla stazione ferroviaria di Maia Bassa. Lì, sulla riva sinistra dell'Adige subito dopo la confluenza con il fiume Passirio, si intrecciano le storie di una ventina di individui che vivono vite di emarginazione, fra ripari eretti con mezzi di fortuna, immersi tra rifiuti di ogni genere. Cumuli su cumuli, tanti da creare condizioni igienico-sanitarie estreme, tali da indurre il sindaco a firmare un'ordinanza di sgombero e bonifica dell'area che ieri è stata eseguita.

La polizia municipale è entrata in azione alle sette del mattino. Non appena i primi agenti si sono affacciati all'interno della zona, la piccola comunità di reietti si è dileguata facendo perdere le proprie tracce. Anche se così non fosse stato, sarebbe cambiato poco: sono facce ben note alle forze dell'ordine, identificate in altre occasioni, con buona probabilità già segnalate agli uffici di assistenza sociale.

L'operazione ha coinvolto una decina di vigili urbani. Alcuni sono rimasti a presidiare la zona mentre sono entrati in azione gli operatori della cooperativa Policons incaricata di fare pulizia. Un dato può dare le dimensioni del problema: a operazioni ultimate, saranno oltre trenta i metri cubi di materiale sgomberato. La giornata di ieri non è bastata e l'intervento dovrà continuare anche oggi. Nei container di smaltimento è finito un po' di tutto: materassi e coperte, vestiario, sedili e carrozzine, ma soprattutto un mare di rifiuti. Nello stesso luogo dove cercava riparo, la comunità di diseredati gettava anche le immondizie, finendo per “abitare” in un'autentica discarica.

Alla firma dell'ordinanza di sgombero si è approdati sulla base di una relazione presentata dal comando della polizia municipale, datata metà marzo, che illustra la situazione di estremo degrado corredando le parole con foto. Le condizioni, recitano le premesse dell'ordinanza, rappresentavano un potenziale pericolo “per l'igiene e la sanità pubblica”. Di qui la necessità “di tutelare l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana nonché di prevenire e combattere tale situazione di degrado e di isolamento che potrebbe favorire l'insorgere di reati e fenomeni criminosi”.

Emarginazione e microcriminalità, si sa, camminano spesso a braccetto. La bonifica dell'area non sarà la panacea di ogni male, tuttavia mette fine a un angolo di degenerazione igienica. Almeno per ora: in quella zona, raggiungibile da un sentiero attraverso un accesso dalla pista ciclabile, negli anni scorsi le forze dell'ordine erano già intervenute. Quell'angolo in riva al fiume nasconde non solo rifiuti, ma anche esistenze borderline ora a caccia di un nuovo rifugio da sguardi indiscreti.

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