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Bolzano. Di solito, quando Vittorio Sgarbi entra in un museo, il direttore si mette l’elmetto: può succedere di tutto. Invece no, questa volta. Intanto aveva la mascherina. Grande, in evidenza. Ben calata sul viso. Niente guerra di posizione con i dpcm di Conte. È passato, con passo felpato, dal Civico al Museion con deviazione ammirata nella casa di Ötzi.
Alla fine, compiaciuto, ha dato una notizia: «Voglio costruire un ponte tra istituzioni, un asse regionale tra il mio Mart e Bolzano. Ho visto il nuovo direttore del Museion e la sua specializzazione nell’arte contemporanea costituirà una possibile nuova connessione tra due grandi poli». Ma siccome ieri era un fiume in piena, il Vittorio nazionale ha voluto anticipare anche una sua “nomina”, come l’ha chiamata: «Sarà Antonio Lampis, già direttore dei musei italiani, il responsabile di questo inedito ponte tra Mart e Museion. E a preparare iniziative comuni».
Al Museo Civico.
È stata una visita improvvisa, quella di Sgarbi, ieri. Ma non improvvisata. Un tour con interlocutori preparati all’evento. Al Civico ha voluto salire sulla torre. «Ha chiesto di vedere la città dall’alto – dice Anna Vittorio, a capo della Ripartizione cultura del Comune e padrona di casa –. Ha osservato a lungo il monumento, chiesto del museo nella cripta...». È entrato nelle stanze del drago, dell’oca, dell’asino, dello stambecco. Gli allestimenti dell’allora direttrice Silvia Spada. «Ha cercato la capra, non l’ha trovata», è stata l’inevitabile battuta. Poi uno sguardo alla mostra sulle architetture della Bolzano novecentesca curata da Mayr Fingerle poco prima della sua scomparsa: «Quelle immagini alle pareti meritano un libro», ha sussurrato il critico. «Un museo con la storia della città che si racconta».
Dal Museion a Ötzi.
La visita al Museion è stata l’occasione per incontrare il nuovo direttore, l’olandese Bart van der Heide, e quella uscente, Letizia Ragaglia. Con quest’ultima c’è stata la ricucitura di antiche lacerazioni. Dall’ironia sull’opera spazzata via dalle donne addette alle pulizie allo scarso appeal del Museion in termini di politica espositiva e numero di visitatori, Sgarbi non le ha mai mandate a dire alla direttrice. Uno scontro aperto, sempre. Ieri, invece, c’è stata l’accensione del calumet della pace: «Col Mart si dovrà collaborare. Il Museion sarà l’altro capo di un asse culturale che muoverà in senso virtuoso eventi e attività di tutta la regione», ha detto il parlamentare. Con Lampis, fresco di reti nazionali e internazionali attivate al Mibact di Dario Franceschini, a fare da pontiere incaricato.
Poi Ötzi. «Non credevo di trovarlo così in forma – si è lasciato scappare –, mi è sembrato ringiovanito». Si è informato sul suo futuro, sul progetto di riqualificazione e sul possibile trasferimento che riguarda il museo che lo conserva. E ha promesso di discuterne quanto prima. Magari ancor prima (ma la questione è delicata) che la Provincia si decida a rendere pubblici i risultati della consulenza attivata al riguardo. Perché i progetti in concorso sono già in campo da mesi.
L’asse regionale.
E la mascherina? «Ho pensato a un burqa», ha chiosato Sgarbi. Ma intanto l’ha sempre indossata. Evidentemente questa era una visita che sentiva di dover fare anche per chiudere un contenzioso. E, nel mentre, ha lanciato un’offerta di riconciliazione a Brigitte Foppa, la consigliera provinciale verde che in occasione di una sua precedente visita aveva polemizzato su alcuni scambi di battute sessiste tra il parlamentare e il suo accompagnatore di allora, l’assessore provinciale Massimo Bessone. Che c’era anche ieri, peraltro. Con accanto il trentino Franco Panizza, evidentemente coinvolto per via del progetto in atto di collaborazione sempre più stretta Mart-Museion. È probabile che si faccia, quest’asse regionale. Anche perché è abbastanza stucchevole che due musei di tale prestigio, oltretutto in grado di muoversi su terreni complementari, uno sul moderno e l’altro sul contemporaneo, agiscano come se tra loro di fossero migliaia di chilometri di distanza. «Torno presto», ha promesso Sgarbi lasciando un ristorante del centro di Bolzano. E non sembrava, per una volta, una minaccia.
Alla fine, compiaciuto, ha dato una notizia: «Voglio costruire un ponte tra istituzioni, un asse regionale tra il mio Mart e Bolzano. Ho visto il nuovo direttore del Museion e la sua specializzazione nell’arte contemporanea costituirà una possibile nuova connessione tra due grandi poli». Ma siccome ieri era un fiume in piena, il Vittorio nazionale ha voluto anticipare anche una sua “nomina”, come l’ha chiamata: «Sarà Antonio Lampis, già direttore dei musei italiani, il responsabile di questo inedito ponte tra Mart e Museion. E a preparare iniziative comuni».
Al Museo Civico.
È stata una visita improvvisa, quella di Sgarbi, ieri. Ma non improvvisata. Un tour con interlocutori preparati all’evento. Al Civico ha voluto salire sulla torre. «Ha chiesto di vedere la città dall’alto – dice Anna Vittorio, a capo della Ripartizione cultura del Comune e padrona di casa –. Ha osservato a lungo il monumento, chiesto del museo nella cripta...». È entrato nelle stanze del drago, dell’oca, dell’asino, dello stambecco. Gli allestimenti dell’allora direttrice Silvia Spada. «Ha cercato la capra, non l’ha trovata», è stata l’inevitabile battuta. Poi uno sguardo alla mostra sulle architetture della Bolzano novecentesca curata da Mayr Fingerle poco prima della sua scomparsa: «Quelle immagini alle pareti meritano un libro», ha sussurrato il critico. «Un museo con la storia della città che si racconta».
Dal Museion a Ötzi.
La visita al Museion è stata l’occasione per incontrare il nuovo direttore, l’olandese Bart van der Heide, e quella uscente, Letizia Ragaglia. Con quest’ultima c’è stata la ricucitura di antiche lacerazioni. Dall’ironia sull’opera spazzata via dalle donne addette alle pulizie allo scarso appeal del Museion in termini di politica espositiva e numero di visitatori, Sgarbi non le ha mai mandate a dire alla direttrice. Uno scontro aperto, sempre. Ieri, invece, c’è stata l’accensione del calumet della pace: «Col Mart si dovrà collaborare. Il Museion sarà l’altro capo di un asse culturale che muoverà in senso virtuoso eventi e attività di tutta la regione», ha detto il parlamentare. Con Lampis, fresco di reti nazionali e internazionali attivate al Mibact di Dario Franceschini, a fare da pontiere incaricato.
Poi Ötzi. «Non credevo di trovarlo così in forma – si è lasciato scappare –, mi è sembrato ringiovanito». Si è informato sul suo futuro, sul progetto di riqualificazione e sul possibile trasferimento che riguarda il museo che lo conserva. E ha promesso di discuterne quanto prima. Magari ancor prima (ma la questione è delicata) che la Provincia si decida a rendere pubblici i risultati della consulenza attivata al riguardo. Perché i progetti in concorso sono già in campo da mesi.
L’asse regionale.
E la mascherina? «Ho pensato a un burqa», ha chiosato Sgarbi. Ma intanto l’ha sempre indossata. Evidentemente questa era una visita che sentiva di dover fare anche per chiudere un contenzioso. E, nel mentre, ha lanciato un’offerta di riconciliazione a Brigitte Foppa, la consigliera provinciale verde che in occasione di una sua precedente visita aveva polemizzato su alcuni scambi di battute sessiste tra il parlamentare e il suo accompagnatore di allora, l’assessore provinciale Massimo Bessone. Che c’era anche ieri, peraltro. Con accanto il trentino Franco Panizza, evidentemente coinvolto per via del progetto in atto di collaborazione sempre più stretta Mart-Museion. È probabile che si faccia, quest’asse regionale. Anche perché è abbastanza stucchevole che due musei di tale prestigio, oltretutto in grado di muoversi su terreni complementari, uno sul moderno e l’altro sul contemporaneo, agiscano come se tra loro di fossero migliaia di chilometri di distanza. «Torno presto», ha promesso Sgarbi lasciando un ristorante del centro di Bolzano. E non sembrava, per una volta, una minaccia.


