BOLZANO. Il rischio è che ci si dimentichi che ogni persona ha una storia e che davanti, dietro o attorno il nome di “profughi” si nascondono molteplici sfaccettature. Umane, certamente, ma anche tecniche. Non tutti i profughi che arrivano in Alto Adige hanno lo stesso status: ci sono, infatti, delle differenze tra quelli fermati in stazione dai controlli della polizia e chi arriva seguendo la strada del dislocamento calcolato dal Ministero. La più lampante, per dire, è che i primi difficilmente restano in provincia mentre i secondi ci sono proprio destinati. Il centinaio di migranti che ieri si sono sparpagliati nella Stazione di Bolzano, fermati dalla polizia tedesca e italiana, difficilmente rimarrà più di qualche giorno sul territorio altoatesino. Ma ieri - in Stazione - è stata una giornata molto difficile per gli agenti della Polfer e gli operatori delle associazione umanitarie: sono arrivate intere famiglie. Donne, bambini, anziani. È l’onda lunga degli sbarchi in sicilia. Palestinesi, eritrei, siriani. Bloccati per qualche ora Bolzano ma in attesa di un passaggio verso nord, verso la Germania. «Parliamo di persone che, una volta identificate, sono da considerarsi a tutti gli effetti libere. Sia da Bolzano sia dal Brennero solitamente trovano comunque un modo per espatriare e varcare il confine. Raramente ho visto profughi rimanere più di qualche giorno. Hanno altri obiettivi» spiega Andrea Tremolada, coordinatore area profughi e migranti di Volontarius. Le identificazioni, comunque, tratteggiano un panorama vasto e preoccupante. «È possibile, che interi nuclei familiari arrivino in modo ancor più massiccio. L’unico vero nesso prevedibile di questo fenomeno è che a un aumento degli sbarchi corrisponde sistematicamente una presenza numerosa di migranti sui treni». Si tratta, però, di persone che non vengono prese in carico dalle strutture altoatesine. «Ma viene garantita l’assistenza per chi ha delle necessità umanitarie. Mi riferisco ad anziani, donne in gravidanza, bambini, disabili e altre categorie in difficoltà. La polizia ha una lista di associazioni da chiamare una volta chiarito il contesto sociale e umano di chi viene identificato».

I profughi in arrivo dal Ministero, dunque, fanno parte di un meccanismo differente. «Al momento nelle nostre strutture ospitiamo 420 profughi - i dati del direttore della ripartizione politiche sociali provinciale Luca Critelli - di cui circa 90 con richiesta di asilo politico, quindi svicolati dal programma di assegnazione statale. Il programma del Viminale, dunque, ci vede ospitare 330/340 migranti cui dovrebbero presto aggiungersi 30 o 40 della nuova ondata di arrivi. Il totale regionale è di 695 quindi possiamo dire di essere bilanciati con Trento e pronti a gestire la situazione».

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