BOLZANO. In Alto Adige è massima l'allerta contro “Blue Whale”,

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il gioco psicologico che porterebbe gli adolescenti all'autolesionsimo e, nei casi estremi, al suicidio. La sovrintendenza scolastica provinciale ha deciso di allertare tutti gli insegnanti del territorio. Molto chiaro il contenuto della mail della polizia postale inoltrata a tutte le caselle postali dei docenti altoatesini: "Prestate la massima attenzione ad ogni possibile coinvolgimento dei vostri alunni. Ogni minimo segnale va riportato agli agenti della postale". Non pochi i maestri e i professori che hanno mostrato un certo scetticismo per una comunicazione ufficiale relativa ad un fenomeno che va ancora verificato sia a livello nazionale sia a sul territorio altoatesino. Secondo alcune inchieste in Russia i suicidi collegati al "Blue Whale" sarebbero centinaia, ma i casi che sono arrivati davanti ad un tribunale dopo indagini approfondite sono molto pochi. In Italia si contano decine di segnalazioni dopo il servizio di Matteo Viviani mandato in onda dal programma televisivo "Le Iene": gli ultimi dieci registrati sarebbero ad Ancona ma preoccupano pure alcune situazioni in Valle d'Aosta e a Ravenna. Non esiste, comunque, nessun caso acclarato di suicidio collegato a questa prova iniziatica gestita da criminali che si fanno chiamare "curatori". Il coordinamento nazionale fra uffici giudiziari e forze di polizia, tuttavia, ha chiesto il massimo dell'attenzione in tutto il Paese. Da qui la scelta della Sovrintendenza di divulgare l'avvertenza. «È un argomento delicato che stiamo cercando di trattare con la dovuta sensibilità» spiega la sovrintendente Nicoletta Minnei. «Anche noi fatichiamo a capire quanto ci sia di serio e quanto sia frutto della suggestione. Ci sono alcuni episodi poco chiari e da parte nostra forniamo la massima collaborazione e attenzione».

Com'è, però, la situazione in Alto Adige? Le segnalazioni sono diverse. È arrivata anche una denuncia dall'Oltradige che si è risolta, fortunatamente, in un falso allarme (la ragazzina della scuola media aveva scaricato alcune applicazioni per lo smartphone con il nome "Blue Whale" ma non stava seguendo nessun gioco). Le indagini, però, sono continue perchè ci sarebbero alcune zone d’ombra nel web (e relativa messaggistica) molto utilizzate dai ragazzi che si feriscono. Aree difficili da raggiungere per gli investigatori. Non solo, i criminali si raccomandano con le vittime di non parlare mai con nessuno di questi giochi. Comprendere se un adolescente sia sotto scacco psicologico per una sfida virtuale, dunque, è molto complicato. In provincia, oltretutto, i casi di autolesionismo tra i giovanissimi sono sempre stati frequenti. Di per sè non sono una novità. Secondo un'indagine della Società Italiana di Pediatria il 15% dei giovani tra i 14 e i 18 anni in Italia si sarebbe fatto del male almeno una volta. La nostra provincia è dentro la media. L'obiettivo, quindi, è capire se si tratti di gravi fatti estemporanei oppure se dietro ci sia un tragico tranello per istigare al suicidio.