PHOTO
DOBBIACO. “In settembre una delegazione di cadorini sarà a Dobbiaco dove seguirà le funzioni della Via Dolorosa”. Lo ha promesso Francesco Costella Marigo (capo) della Regola di Nebbiù di Cadore per contraccambiare la visita a San Dionisio del sindaco di Dobbiaco Guido Bocher domenica scorsa in occasione della commemorazione della Battaglia di Cadore del 1508, quando le forze della Repubblica di Venezia fermarono l’avanzata del Sacro Romano impero.
Una giornata unica per la sua bellezza, senza una nuvola in cielo, che ha posto il sigillo alla festa dell’amicizia tra cadorini e pusteresi, celebrata sul monte San Dionisio sopra Pieve di Cadore e condivisa dai sindaci di Dobbiaco, Valle e Pieve di Cadore. Prima della messa celebrata dall’arcidiacono del Cadore monsignor Diego Soravia, i sindaci hanno portato i loro saluti ed alcune considerazioni sull’iniziativa della Regola di Nebbiù, che, come ha chiesto il sindaco di Valle Hofer, “potrebbe diventare annuale”.
Il contesto storico dei fatti avvenuti 500 anni fa è stato ricostruito da Gloria Menean. Quindi, il sindaco Bocher ha illustrato il suo modo di vivere la montagna: “Sono intervenuto con molto piacere a questa cerimonia che vede riuniti cittadini di questi Comuni - ha affermato portando il proprio saluto - Voglio fare una riflessione sul contesto storico che ha portato a questa giornata: i nostri territori, al di là della lingua, hanno un grande denominatore comune: guardate queste montagne meravigliose. Chi abita ai piedi di queste montagne ha una patria, perché il senso della patria è semplicemente l’unione tra le generazioni che vivono da generazioni in un territorio. La montagna forgia le genti: abbiamo dei grossi denominatori comuni. Questa montagna deve essere retta con regole proprie. Qui voglio spezzare una lancia in favore delle Regole stesse e di tutte le organizzazioni attuali che devono avere la possibilità di articolare con regole proprie la gestione del territorio. Anche le guerre, sia quella del 1508, che quella successiva del 1511, che oggi ricordiamo, indicano come il senso del limite e il senso del confine che quella volta furono elementi di contrasto oggi devono essere elementi di confronto. Per questo è necessario mettere insieme i nostri patrimoni culturali - ha proseguito Bocher - per ricavarne il necessario per poter vivere insieme e per gestire insieme questo meraviglioso dono di Dio”.
Poi la funzione religiosa è stata celebrata nella chiesetta di San Dionisio a quota 1946, eretta in ricordo della vittoria dei veneziani riportata nella Battaglia di Cadore nel 1508. La messa è stata seguita con attenzione dalle oltre 150 persone salite in parte a piedi ed in parte con l’elicottero dell’Alifriuli messo a disposizione dalla Regola di Nebbiù. Tra loro molti emigranti rientrati per le ferie, anche dall’Africa, dove vivono abitualmente per lavoro. Anche la cerimonia religiosa, compresa l’omelia del sacerdote, è stata impostata sulla necessità che i popoli vivano in pace: “Un fattore ancora più determinante per chi vive in montagna”, ha concluso l’omelia l’arcidiacono Soravia. Dall’incontro a San Dionisio, è emersa la volontà di incontrarsi nuovamente e questa volta a Dobbiaco nel mese di settembre, dove una delegazione di cadorini seguirà le funzioni della Via Dolorosa.(v.d.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA


