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BOLZANO. Come già ampiamente annunciato, Stefano Bollani sarà a Bolzano il prossimo 9 agosto (ore 20.30) per una straordinaria serata all'Auditorium, tenuta a battesimo dal Concorso Busoni e dal Festival Jazz Alto Adige nell’ambito della rassegna Bolzano Festival.
Sulla scena si svolgerà un singolare incontro pianistico e tre, nel quale Francesco Grillo e Claudio Filippini interagiranno con il pianista toscano. Abbiamo chiesto maggiori informazioni sulla serata di Bolzano allo stesso Bollani, raggiunto nella sua abitazione fiorentina, in una rovente giornata estiva tra un impegno concertistico e l'altro.
Dunque sul palcoscenico ci saranno tre pianoforti?
«No, saranno solamente due, perché il concerto si svolgerà in una serie di dosaggi differenti, dal solo al duetto. Ci potrà essere anche il trio, ma in questo caso uno dei pianoforti sarà suonato a quattro mani».
Come sono stati scelti i due pianisti che interagiranno con lei?
«La scelta dei musicisti è stata affidata a me, come la regia della serata. Ho pensato di coinvolgere Filippini e Grillo perché sono due personalità che mi piacciono molto: duttili, curiosi, suonano molto bene e nella loro attività fanno scelte che non sono mai scontate. Grillo viene dalla classica, mentre Filippini ha radici nel jazz. Ambedue hanno una preparazione incredibile, hanno un'apertura particolare, che non li costringe in un campo ristretto».
E il repertorio?
«Non c'è nulla di prestabilito. Lo decideremo al momento, come è mia abitudine quando affronto questo tipo di situazioni. Mi piace mettermi in gioco».
Ma anche giocare...
«Certamente: non dobbiamo mai dimenticare che in tante lingue le parole suonare, recitare e giocare sono espresse dallo stesso termine. Nella musica che proporremo ognuno farà la propria scelta, senza regole da seguire, se non quella di mettere i propri ingredienti a reagire con quelli degli altri».
Nella sua carriera artistica è questo il primo incontro di tre pianisti?
«C'è un solo precedente, che risale a molti anni fa, nel quale mi incontrai con Enrico Pieranunzi e Stefano Battaglia. In quell'occasione tutto era più focalizzato sul jazz, e i pianoforti erano tre. Ma i tre strumenti insieme non danno mai la possibilità di ascoltare bene ciò che accade. Puoi ascoltare te stesso e un altro: il terzo si perde».
Nella sua vasta esperienza del duetto di pianoforti si è incontrato con tanti grandi pianisti: a quale incontro va la tua preferenza?
«L'incontro di due pianoforti non è mai facile. Al contrario del duetto con altri strumenti, in questo caso ti sembra di ascoltare un tuo doppio, e ti puoi perdere. Ho avuta grande soddisfazione a suonare con Martial Solal e con Chick Corea, giganti che sanno ascoltare e dettare le direzioni. Però l'incontro che mi ha più gratificato è stato quello con Antonello Salis. Siamo molto diversi, ma nel contempo abbiamo tante affinità».
A proposito di incontri, c'è quello con Riccardo Chailly per varie interpretazioni, tra cui la Rapsodia in Blue di Gershwin. Come è nato questo lavoro?
«La cosa mi è stata proposta da Riccardo: abbiamo pensato subito che dovevamo fare qualcosa di diverso. Per dare la nostra idea di Gershwin dovevamo andare alla fonte, ripulirlo del miele che si era andato accumulando nel corso di tante interpretazioni».
Altro incontro è quello con la canzone, che lei insegue da sempre, e che sarà scandito da un altro concerto in regione, il 31 agosto in Val di Fassa, per i “Suoni delle Dolomiti”, con Irene Grandi e i tuoi Visionari...
«Quello con Irene e con i Visionari è un incontro tra amici. La canzone mi ha sempre affascinato. Avrei voluto fare il cantante e scrivere canzoni, ma ho abbandonato l'idea, perché ho troppa ammirazione e invidia per chi ha saputo dire così tanto in tre minuti: McCartney, Lennon, Billy Joel, Modugno, De André, Dalla».
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