BOLZANO. I centri per l'emergenza freddo hanno chiuso i battenti in una delle primavere più fredde e piovose degli ultimi anni. Dal primo maggio un centinaio di persone senza fissa dimora si sono trovate per strada. Molte di loro, soprattutto migranti, si sono spostati altrove per lavori stagionali. Altri un lavoro lo avevano già trovato, a Bolzano, ma basta fare il cameriere, o lavorare qualche ora in magazzino per potersi permettere una casa in affitto? A rispondere ci pensa l'associazione Bozen solidale, che negli ultimi mesi ha distribuito senza sosta tende, vestiti e coperte per aiutare chi, con la chiusura dei dormitori, si è trovato a vivere sotto i ponti e lungo gli argini del fiume. Prima sotto la pioggia e nelle notti fredde perdurate fino a giugno inoltrato. Adesso sotto il sole.«Tra loro ci sono anche decine di lavoratori e lavoratrici», spiega la presidente dell'associazione Federica Franchi, «Persone che rischiano di perdere la propria occupazione con la vita di strada». Situazioni in cui si dorme sotto la pioggia, e la mattina dopo ci si prepara a servire in sala. «Senza la possibilità di lavare i vestiti, o presentarsi in maniera dignitosa», prosegue Federica Franchi. Attualmente lungo l'argine sinistro del fiume, tra ponte Roma e ponte Resia, vive una comunità di circa trenta senzatetto. «Molti di loro fino alla chiusura dormivano all'Ex Alimarket (il centro emergenza freddo di via Gobbetti, ndr). Alcuni lavorano, altri no, ma sembrerebbero essere tutti richiedenti asilo», sottolinea Franchi. Un'altra decina si è accampata in via Trento, nell'area recintata del Comune, con non poche proteste dei residenti della zona, che si lamentano dei rifiuti e della sporcizia, che con il caldo rendono la zona invivibile. Diversi sgomberi sono già stati effettuati, altri proseguiranno nelle prossime settimane. Interventi necessari, soprattutto dal punto di vista della sicurezza: sia per la vicinanza al fiume e alla strada, e sia per le condizioni igienico-sanitarie in cui versano i giacigli di fortuna. «Mandarli via e basta non serve», protesta Federica Franchi, «Buttando via, tra l'altro, le tende che noi stessi distribuiamo. È assurdo che persone che lavorano, richiedenti asilo, vengano sgomberati senza che venga data loro un'alternativa su dove andare. Pretendere che spariscano. Questo è un punto in cui la città dovrebbe riflettere, invece che lamentarsi solamente del degrado». I posti nelle struttur e Ad oggi, in tutto l'Alto Adige, sono 627 i posti disponibili nei dormitori aperti tutto l'anno. A Bolzano 95 nel centro Comini, e 23 all'ex Sad, in via Roma, struttura che accoglie i lavoratori. «Quando la ristrutturazione al centro Pacinotti sarà terminata, lì sarà possibile ricavare cento posti», spiega l'assessore comunale Juri Andriollo, «Fondamentale sarà tenere separate le aree emergenziali, di prima accoglienza, e quelle destinate invece ai lavoratori, a prezzo accessibile». M.A.