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Bolzano. Parlarsi quanto tutto sembra più difficile. Con centinaia di cristiani uccisi in Asia e in Africa, il mondo islamico diviso tra terrorismo e cambiamento, le sinagoghe sotto attacco. «E Bolzano che si scopre non immune dalla paura...» dice don Mario Gretter, parroco del Duomo. Viste le sue convivenze complesse, non più etniche ma ora anche culturali, immigrazione e tutto il resto. Don Mario ha un ruolo che più di frontiera non si può: responsabile diocesano per il dialogo interreligioso. E domenica, con Mario Pezzei e Thomas Ebner, apre il giardino delle religioni, in viale Trento a un confronto tra chi crede che “le religioni abbiano ancora qualcosa da dire” (dalle ore 15). Visto che sembra abbiano in realtà poco da dirsi anche tra di loro le varie fedi in giro per il mondo. Ma Bolzano ci prova a farsi piattaforma di dialogo: ci saranno i cristiani tutti, dai cattolici agli evangelici agli ortodossi, i vari Islam, ebrei, buddisti, fedi asiatiche. E pannelli, ora in mostra in curia e domenica nel giardino, che illustrano origini e riti, fondatori e profeti e santi delle varie fedi. E che forse andranno anche nelle scuole. Mai successo. E significativo che accada proprio ora, a pochi giorni dal dramma del ponte giallo, con le tensioni per gli Sprar chiusi, i Daspo urbani, le divisioni politiche e i social che esplodono e che mostrano una umanità con una drammatica incapacità di dialogare.
Ma come si fa a parlarsi tra chi crede di avere, ognuno, la verità scritta e rivelata, don Mario?
È questa la sfida. Gesù dice a Pietro, perplesso, di non aver paura a stare tra gli “impuri”. È come se dicesse a noi di accettare di stare in mezzo a chi la pensa diversamente.
Ma i cristiani non rischiano così di laicizzarsi, di perdere le loro certezze con l'idea che ogni fede ha un valore simile?
Accettare il confronto non significa perdere la propria identità. Al contrario: significa averla forte. Ma parlarsi fa scoprire terreni comuni di dialogo.
Ad esempio?
Come ognuno vive la propria fede. I riti, le pratiche, la morale. Il digiuno, ad esempio. Accomuna in modi diversi noi e gli islamici. E dal tipo di approccio privato si ritrovano, magari, le ragioni del proprio di digiuno. Certo, un islamico legge che il Corano è pienezza di verità. Come un ebreo continuerà a credere che Gesù non è il messia e lo attende ancora... Ma, come nella vita, i principi possono restare saldi ma la pratica del confronto essere condivisa.
E stare invece ognuno saldo nelle proprie certezze?
Saldi occorre starci. Ma il Vangelo ci dice di non temere "gli impuri". Pensiamo al samaritano . Era allora, in Israele, il diverso, quasi il nemico, eppure...
Quali sono i rischi del non dialogo interreligioso?
I muri. Pensiamo a quello che accade anche qui. L'Alto Adige ha a lungo avuto la tentazione del muro, tra tedeschi e italiani...
E la chiesa e il vescovo sono sempre stati per il confronto anche etnico, no?
Appunto. E pure oggi, che il diverso viene da fuori, è nero, magari islamico quale altra strada esiste se non la conoscenza dei modi con cui sta al mondo e magari prega? E poi il dialogo abbatte i muri non solo tra le fedi ma anche tra chi ha fede e chi non l'ha, apre ai laici, agli atei, agli agnostici.
E su che basi parlarsi?
Umane. E' l'umanesimo la chiave. Non ci sarà pace se non ci sarà dialogo tra le religioni, nessuna pace dunque senza dialogo e nessun dialogo senza uno standard etico globale. Sarà l'etica a salvare il mondo. Detto in parole povere: sarà il principio di umanità. Guardiamo al dramma dei migranti, alla violenza, alla difficoltà di vivere da cristiani oggi che c'è così voglia di chiudersi. Se miriamo ad un mondo di felicità, che sarà il tema del dialogo di domenica, non possiamo farlo senza una base etica comune. Anche tra fedi diverse e tra chi non ne ha.P.CA.
Ma come si fa a parlarsi tra chi crede di avere, ognuno, la verità scritta e rivelata, don Mario?
È questa la sfida. Gesù dice a Pietro, perplesso, di non aver paura a stare tra gli “impuri”. È come se dicesse a noi di accettare di stare in mezzo a chi la pensa diversamente.
Ma i cristiani non rischiano così di laicizzarsi, di perdere le loro certezze con l'idea che ogni fede ha un valore simile?
Accettare il confronto non significa perdere la propria identità. Al contrario: significa averla forte. Ma parlarsi fa scoprire terreni comuni di dialogo.
Ad esempio?
Come ognuno vive la propria fede. I riti, le pratiche, la morale. Il digiuno, ad esempio. Accomuna in modi diversi noi e gli islamici. E dal tipo di approccio privato si ritrovano, magari, le ragioni del proprio di digiuno. Certo, un islamico legge che il Corano è pienezza di verità. Come un ebreo continuerà a credere che Gesù non è il messia e lo attende ancora... Ma, come nella vita, i principi possono restare saldi ma la pratica del confronto essere condivisa.
E stare invece ognuno saldo nelle proprie certezze?
Saldi occorre starci. Ma il Vangelo ci dice di non temere "gli impuri". Pensiamo al samaritano . Era allora, in Israele, il diverso, quasi il nemico, eppure...
Quali sono i rischi del non dialogo interreligioso?
I muri. Pensiamo a quello che accade anche qui. L'Alto Adige ha a lungo avuto la tentazione del muro, tra tedeschi e italiani...
E la chiesa e il vescovo sono sempre stati per il confronto anche etnico, no?
Appunto. E pure oggi, che il diverso viene da fuori, è nero, magari islamico quale altra strada esiste se non la conoscenza dei modi con cui sta al mondo e magari prega? E poi il dialogo abbatte i muri non solo tra le fedi ma anche tra chi ha fede e chi non l'ha, apre ai laici, agli atei, agli agnostici.
E su che basi parlarsi?
Umane. E' l'umanesimo la chiave. Non ci sarà pace se non ci sarà dialogo tra le religioni, nessuna pace dunque senza dialogo e nessun dialogo senza uno standard etico globale. Sarà l'etica a salvare il mondo. Detto in parole povere: sarà il principio di umanità. Guardiamo al dramma dei migranti, alla violenza, alla difficoltà di vivere da cristiani oggi che c'è così voglia di chiudersi. Se miriamo ad un mondo di felicità, che sarà il tema del dialogo di domenica, non possiamo farlo senza una base etica comune. Anche tra fedi diverse e tra chi non ne ha.P.CA.


