BOLZANO. Profughi “svaniti” per un giorno da Bolzano. Succede che mercoledì scorso arriva in città la troupe del programma di Rai Tre «Agorà», sull’onda dei 100 migranti fatti sbarcare dalle cosiddette "pattuglie trilaterali" in stazione nell’ultimo fine settimana.

La redazione della trasmissione fissa gli appuntamenti nei giorni precedenti. Avvisa la Questura, il Prefetto, il Comune, la polizia Municipale, le organizzazioni umanitarie, e i sindacati di polizia. Le riprese e le interviste, com’è ovvio - saranno girate in stazione. L’asse del Brennero, i respingimenti austriaci, la presenza imbarazzante dei gendarmi tirolesi sui treni italiani, sono ormai temi di rilevanza nazionale.

Mercoledì mattina, però, arriva dall’alto l’«indicazione» di far sparire per qualche ora eritrei, siriani e sudanesi dalla stazione di Bolzano, giusto il tempo delle riprese tv. Un episodio in questo senso lo racconta Fulvio Coslovi del sindacato di polizia Coisp: «Ci risulta che i profughi in viaggio su un treno internazionale per Monaco siano stati fatti proseguire fino a Bressanone dalle pattuglie trilaterali, proprio per evitare che scendessero a Bolzano, mentre i giornalisti erano ancora in stazione». Gli agenti a bordo avrebbero ricevuto un ordine chiaro in questo senso. Eritrei, sudanesi, siriani sarebbero poi stati fatti scendere dai poliziotti austriaci nella città vescovile, fotosegnalati e lasciati al loro destino. Ovvero: tentare di passare clandestinamente il valico del Brennero. Magari a piedi sui binari, visto quanto sta accadendo negli ultimi giorni.

Molto critici i sindacati di polizia. «Non è che il problema si risolve mettendo la polvere sotto il tappeto - dice Coslovi -. Se c’è stato un ordine in questo senso, qual era l’obiettivo? Nascondere per qualche ora alla tv nazionale una cosa che è sotto gli occhi di tutti, ogni giorno, da mesi, e che si pretende far risolvere sempre ai poliziotti?». All’orizzonte - con la buona stagione - si profilano mesi durissimi. Gli sbarchi continuano come e più di prima. E i profughi che transiteranno dall’Alto Adige saranno più dell’anno scorso. I poliziotti italiani da mesi si trovano ad affrontare una situazione difficile sotto la costante pressione dei gendarmi austriaci, che con i migranti - com’è noto - non ci vanno leggeri. Seimila - solo nel 2014 - i respingimenti. Una presenza - quella degli austriaci e dei tedeschi sui treni italiani - subìta a denti stretti, che si inserisce nei delicati rapporti diplomatici con Austria e Germania. Perché se è vero che i gendarmi austriaci “pressano” gli italiani, è altrettanto vero che i germanici pressano loro. I profughi puntano a Monaco, alla ricca Germania. Ma se riescono a passare, la Baviera li rispedisce indietro, in Tirolo. Quindi, che se la sbrighi il Belpaese.

Un gioco a rimpiattino, con l’Italia costretta sui suoi treni, e sul suo territorio ad una sorta di “sovranità limitata”. La sintesi la fa Mario Deriu, del Siulp: «Il vaso è pieno e l’acqua scappa da tutte le parti. Il “muro” al Brennero non serve a niente ed è una vergogna. La soluzione può essere solo politica e umanitaria, non di polizia. C’è in gioco la libera circolazione sul territorio europeo, e l’assistenza doverosa a persone che scappano da guerra e orrore. Ci riguarda tutti nello stesso modo: italiani, tedeschi e austriaci»

Il “muro” - come dice Deriu - imposto dalla Merkel al Brennero è una questione che lo stesso ministro degli interni Alfano preferisce evitare. Quindi, quei profughi in stazione a Bolzano, cacciati giù dal treno, meglio far finta che non esistano. Anche se solo per un paio d’ore.