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BOLZANO. Quando sono scesi dal treno, per ordine della scorta trilaterale, si sono lasciati condurre silenziosamente dalla polizia fino al binario 1, poi è successo il finimondo. Una trentina di profughi, di provenienza eritrea, si sono dati alla fuga pericolosamente, ieri, muovendosi in ordine sparso e scomparendo in pochi istanti dai radar degli agenti della Polfer.
Quando hanno visto l’insegna del posto di polizia, la ricostruzione del mediatore culturale, sono letteralmente “saltati dalla paura”, non vogliono essere fotosegnalati per il terrore di non poter proseguire il viaggio verso nord. Qualcuno ha strattonato gli agenti, improvvisando una reazione, altri sono saltati giù dalle banchine e hanno attraversato di corsa tre o quattro binari, inseguiti dagli agenti e con il rischio costante di incrociare un treno in transito. È stato possibile recuperarne solo una decina, gli altri si sono dati alla macchia. Questione spinosa sotto diversi aspetti, in primis quello della sicurezza: non censiti con il fotosegnalamento e senza screening medico, potrebbero essere chiunque e trovarsi in qualsiasi condizione sanitaria. La seconda: è la prima volta che succede, che dei profughi inizino a correre da tutte le parti con i rischi annessi, e questo potrebbe far supporre che si stiano studiando nuove tecniche di elusione dei controlli, oppure che in quel gruppo specifico ci fosse qualcuno, o alcuni di loro, da nascondere davanti alla possibilità che il loro nome saltasse fuori dalle banche dati di polizia.
E questa era solo la terza ondata di arrivi alla stazione di Bolzano nella giornata di ieri. Già dal mattino si era capito l’andamento in accelerazione, quando dal treno arrivato da Roma alle 8,30 ne sono scesi cento. Non era possibile andare oltre, e lo scalo era necessario a saltare sul primo regionale diretto a nord, direzione Germania. Poi a mezzogiorno è arrivato un’altro treno, con quindici profughi a bordo segnalati dagli agenti presenti sul convoglio per preparare il cordone sanitario in stazione al loro arrivo.
Gli operatori avevano riconosciuto infatti in alcuni di loro i sintomi della scabbia, poi confermata dal personale sanitario presente in banchina. Si tratta del primo caso in stazione a Bolzano, dopo i tre ragazzi registrati a Brennero. Sul binario 1 è stato previsto un posto di screening medico, con il personale del 118 presente, e sotto la sorveglianza degli agenti della Polfer, che rispettando il protocollo sanitario hanno indossato guanti e mascherine.
La procedura di accoglienza in questi casi prevede che alle persone infette vengano forniti abiti puliti, da indossare soltanto dopo essersi lavati a fondo ed essersi cosparsi di una pomata specifica per debellare il parassita. Il tutto avviene nella saletta recentemente aperta in stazione, dotata di spazi riparati e di bagni.
Solo dopo questo passaggio si può passare all’ufficio di polizia, dove il protocollo prevede che venga avviato il riconoscimento del migrante, con la richiesta di presentarsi in questura entro 48 ore. Richiesta che non viene praticamente mai esaudita.
Nella notte tra sabato e domenica sono arrivati a Bolzano anche due pullman, inviati dal dipartimento centrale del ministero, con ottanta richiedenti asilo da ospitare nelle caserme Gorio. Per fare loro spazio, circa cinquanta persone erano state trasferite dalle Gorio all’Hotel Alpi, che ha in questo modo praticamente raggiunto il suo limite di capienza.
Il video girato al binario 1






