BOLZANO. E’ stata riconosciuta co-erede di un patrimonio rilevante ma non riesce ad ottenere materialmente quanto le spetta perchè i soldi relativi alla successione nel frattempo sono spariti. E’ la disavventura di una badante peruviana, Olinda Davila Vilca, cittadina peruviana (infermiera domiciliata a Bolzano da oltre 15 anni) che da alcuni anni si vede costretta a promuovere un durissimo braccio di ferro a livello legale semplicemente per ottenere quello che, per stessa sentenza del tribunale civile di primo grado, le spetta.
 Il caso è legato alla morte, avvenuta il 2 maggio 2002, del bolzanino Rudolf Flunger. L’uomo passò a miglior vita all’età di 89 anni e per buona parte della sua vecchiaia venne curato e accudito con attenzione dalla badante peruviana. Con un testamento ufficiale e regolarmente registrato, Flunger (che non aveva figli in vita) il 4 dicembre 2000 dispose che alla badante andasse metà del suo patrimonio, riservando il restante 50 per cento a tre lontani nipoti venezuelani tra cui Rudolf Rosas, 45enne domiciliato a Caracas.
 Fu proprio quest’ultimo, alla notizia della morte del bolzanino nel maggio 2002, ad effettuare una visita lampo a Bolzano nel corso della quale riuscì a mettere le mani su tutto il patrimonio in denaro (910 mila euro) che il defunto aveva su un conto corrente di un noto istituto bancario locale. Rudolf Rosas (che agì con un atto notorio il cui contenuto risultò non veriterio) riuscì a farsi consegnare dalla banca in tempi molto ristretti tutta la somma trasferendola con 9 assegni circolari dapprima ad un altro istituto bancario (di cui il proprio avvocato era procuratore legale) e poi con un bonifico ad una banca di New York e da questa in parte in Venezuela ed in parte in Brasile. Dei soldi si sono ormai perse le tracce.
 Proprio per questo la sentenza di primo grado del tribunale civile di Bolzano (che riconosce il diritto della badante ad incassare la metà di tutta l’eredità e l’efficacia legale del testamento) si è rivelata inapplicabile. In altre parole alla signora Olinda Davila Vilca spettano 455 mila euro in contanti e la metà di un appartamento da 70 metri quadrati sito in Lungo Talvera San Quirino. I soldi però, come detto, sono spariti e il tribunale di Bolzano, in primo grado, ha respinto la richiesta della badante di ottenere la condanna in sede civile anche della banca locale, accusata di aver agito con superficialità e leggerezza. Proprio su questo punto ieri l’avvocato Alberto Pasquali, difensore della badante rimasta a mani vuote, ha depositato ricorso in appello. L’obbiettivo è ottenere un riconoscimento di responsabilità dell’istituto bancario che, secondo i ricorrenti, avrebbe agito in maniera temeraria procedendo ad una incauta liquidazione della somma in questione a fronte (sostengono i ricorrenti) di una documentazione incompleta, il cui contenuto - tra il resto - è risultato non fedele alla realtà