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BOLZANO. Si parte con l'apertura dei due centri commerciali, Twenty di via Galilei, Centrum di via Galvani, oltre ad alcuni supermercati Poli, Aspiag/Despar, Billa/Regina. Poi, eccetto il 7 novembre, resteranno aperti sei domeniche consecutive. Protestano sindacati e Arbeitnehmer. Calendario fantastico con iniziative di contorno per gli amanti dello shopping. Un po'meno per i dipendenti delle grandi catene che anche domani (è la seconda volta questo mese, ndr) lavoreranno. Saranno aperti in via Galvani il Centrum (Euronics, Pittarello, Iperpoli, Modix, Outletvista, Sapore di mare, Aiazzone), in via Galilei il Twenty (Media World, Sorelle Ramonda, Dogat, Eurospar), in corso Italia il supermercato Billa/Regina, in via Buozzi l'Interspar, in via Resia e in via Roma Eurospar, in via Resia Poli. «La legge provinciale - spiega Luciano Giovanelli, amministratore delegato Euronics-Matteucci - ci permette di tenere aperto tre domeniche in deroga, questa è una di quelle. Il 14 novembre l'apertura è consentita, perché in concomitanza con la fiera di San Martino (in corso Libertà). Per il 21 nuova apertura in deroga. Il 28 è la prima domenica d'Avvento. I negozi saranno aperti come di consueto le tre domeniche di dicembre e l'8, giorno dell'Immacolata». Nulla da eccepire da parte dell'Unione commercio che da sempre frena sulle aperture domenicali: «Sono tante, perché tutte concentrate - spiega il vicepresidente dell'Unione Dado Duzzi -: siamo però nell'ambito di quanto previsto dalla legge». Ma Christoph Gufler, capo degli Arbeitnehmer della Svp, non ci sta: «Le regole vanno cambiate: qui per un motivo o per l'altro fra un po' i negozi saranno aperti tutte le domeniche. Per i lavoratori del settore e per le loro famiglie è un disastro». L'ala sociale della Stella Alpina ha i propri alleati nei sindacati. «Noi - spiega Ulli Egger (Cisl) - proseguiamo la nostra battaglia per la qualità della vita. Di questo passo nei negozi troveremo sempre meno personale qualificato: chi può scappa dal commercio, perché i ritmi di lavoro sono diventati insostenibili. Bisogna definire meglio le giornate di feste e mercati in cui anche i negozi possono restare aperti. Oggi le catene la fanno da padrone e schiacciano i piccoli». Secondo Remigio Servadio (Uil) in Veneto è in atto un ripensamento sulle aperture domenicali: «A conti fatti per le catene sono più le spese che i guadagni: il budget di una famiglia è quello che è, non si compra di più perché è aperto la domenica». Smentisce questa tesi l'amministratore delegato del gruppo Aspiag/Despar Paul Klotz: «Proprio in Veneto abbiamo fatto un sondaggio sulle domeniche e il 46% della clientela è favorevole all'apertura. I contrari sono una piccola minoranza. E comunque nel fine settimana la gente compra eccome, altrimenti nessuno terrebbe aperto. Mi pare evidente». Conferma il presidente di Confesercenti Domenico Sacco: «Le statistiche dicono che il 50% degli incassi dei centri commerciali è concentrato alla domenica. Perché il bacino d'utenza si allarga notevolmente e avendo più tempo il cliente spende di più. Il piccolo non può seguire questa politica, perché non ha personale a sufficienza. In una parola: non può permetterselo. Noi cominceremo a tenere aperto dal 28 novembre, prima domenica d'Avvento e di Mercatino. Si potrebbe fare uno sforzo e aprire prima solo se lo facessero tutti. Altrimenti è un flop. Perché una rondine non fa primavera».
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