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BOLZANO. Un'altra storia di sopraffazione e violenza nei confronti di una donna finisce al vaglio della magistratura di Bolzano. E' la storia di una giovane bolzanina, finita in terapia psicologica per gli effetti di mesi di maltrattamenti e persecuzione da parte dell'ex fidanzato. Che ora è in carcere. L'inchiesta affidata al sostituto procuratore Giancarlo Bramante è proseguita in questi giorni con un incidente probatorio. Si tratta di una udienza con valore probatorio, in sostanza una anticipazione di quella che potrà essere la fase dibattimentale vera e propria del probabile processo di primo grado. Gli inquirenti ricorrono allo strumento dell'incidente probatorio quando vi è il pericolo che possa sfumare la possibilità di formare in aula, come pretende il codice di procedura, la prova di un determinato evento reato tramite una preziosa testimonianza. In questo caso a preoccupare sono state in primo luogo le condizioni psicologiche della vittima della persecuzione e dei maltrattamenti. In effetti dal racconto della parte lesa è emersa una verità sconvolgente, ben più pesante di quanto emerso in un primo momento. La giovane non solo ha confermato tutte le accuse nei confronti del suo ex ma ha anche raccontato di aver subìto un aborto a seguito di un calcio che l'indagato le avrebbe rifilato durante un litigio in un bar di Bolzano nell'agosto di due anni fa. In un'altra occasione l'ex fidanzato (un cittadino pachistano di 32 anni ora in carcere a Verona) l'aveva anche colpita violentamente al volto spaccandole in faccia un grosso bicchiere di vetro. Il quadro accusatorio nei confronti del giovane straniero si è notevolmente aggravato. Ora gli inquirenti dovranno cercare riscontri e documentazione sull'aborto provocato a seguito del calcio rifilato alla donna in pieno ventre. La ragazza avrebbe indicato al giudice Walter Pelino un paio di testimoni che avrebbero assistito all'episodio. Non solo. In mano al sostituto procuratore Giancarlo Bramante c'è già anche tutta la documentazione sanitaria dell'ospedale di Bolzano che conferma il drammatico episodio. La donna perse il figlio a seguito di un calcione che l'ex fidanzato (fuori di sè per gelosia ed un concetto di donna oggetto succube e completamente assoggettata alle disposizioni del maschio-padrone) le rifilò in pieno ventre del tutto incurante delle conseguenze per la gravidanza in corso e del destino del bimbo che era anche suo figlio. Dopo mesi e mesi di inseguimenti, appostamenti, telefonate anche di minaccia giorno e notte, appostamenti all'uscita dal posto di lavoro, la donna aveva deciso di fuggire in Germania pensando di riuscire a far perdere le proprie tracce. In realtà il pachistano (che si difende negando tutto) riuscì a rintracciarla, rendendo vana la fuga all'estero. Di qui la decisione della giovane bolzanina di chiedere aiuto alle forze dell'ordine e alla magistratura dopo che lo straniero aveva violato anche il divieto di avvicinamento all'ex compagna disposto dal giudice per esigenze cautelari.
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