BOLZANO. Il piano idrogeno della Provincia rischia di essere un flop. La Sasa non solo possiede una flotta di soli dodici mezzi H2, un numero inferiore rispetto agli obiettivi iniziali, molto più ambiziosi, ma ha addirittura iniziato ad acquistare il combustibile fuori casa. Dalla Lombardia. 
Il motivo? La produzione di idrogeno nell’impianto locale risulta insufficiente e troppo costosa. È uno degli aspetti emersi dall’interrogazione presentata dal Team K all’assessore provinciale ai trasporti Daniel Alfreider. Una serie di quesiti sul sistema di trasporto sostenibile, che ha evidenziato alcune problematiche significative. Undici le domande poste dai consiglieri provinciali Paul Köllensperger, Alex Ploner, Franz Ploner e Maria Elisabeth Rieder all’assessore. Tutte riguardanti il trasporto Sasa. 

Il numero dei mezzi

«Nel Masterplan idrogeno, approvato dalla giunta provinciale nel maggio 2020 - riporta il testo dell’interrogazione - si indicava in 660 il numero di autobus alimentati ad idrogeno da mettere in servizio entro il 2030. Ad oggi è una cifra che si può considerare verosimile?». L’assessore conferma che «sono significativamente inferiori». E chiarisce: «Gli obiettivi del 2020 vengono costantemente adeguati. Di conseguenza la decarbonizzazione è stata fissata come obiettivo nel Piano provinciale per la mobilità sostenibile e la logistica, senza fissare definitivamente le quantità delle singole tecnologie. Queste vengono definite annualmente».

Idrogeno: costi e autonomia

Un secondo aspetto fondamentale riguarda il chilometraggio di tali mezzi: dai dati emerge che gli autobus a idrogeno vengano utilizzati molto meno dei tradizionali diesel. Sembra infatti che i dodici mezzi H2 nella flotta Sasa, percorrano in media solo 20mila chilometri l’anno. La risposta di Alfreider è semplice: hanno meno autonomia, quindi percorrono meno chilometri annui rispetto al resto della flotta. La manutenzione, inoltre, risulta più costosa.

Si arriva quindi al tema centrale: perché la nostra società di trasporti acquista l’idrogeno dalla Lombardia? Anche qui la risposta è secca: «Il centro di idrogeno di Bolzano non è in grado di fornire le quantità necessarie a Sasa ad un prezzo in linea con le capacità finanziarie dell’azienda».

Il prezzo dell’idrogeno, mediamente, si aggira a 11,2 euro al chilo.

I bus “retrofittati”

«Quando è prevista la messa in sicurezza dei bus 18 metri Mercedes eCitaro Fc H2, annunciati più volte sui media locali?- prosegue l’interrogazione - E quando quello dei cinque bus H2 Toyota-Caetano che dovevano essere forniti per il tramite di Industria italiana autobus, società da tempo in crisi?».

Qui l’assessore rassicura: manca poco. La messa in servizio è prevista al più tardi entro l’inizio del 2025, la fornitura dei mezzi è prevista entro l’anno 2024.

Ma i consiglieri Team K rincarano la dose, soffermandosi sui 150 autobus extraurbani che sarebbero dovuti essere “retrofittati” da diesel a idrogeno, ma che, sulla base della risposta, non lo saranno più. La decisione di tornare indietro, spiega l’assessore, è stata presa «alla luce della recente evoluzione del mercato e del non avvenuto ottenimento dei permessi necessari da parte dei potenziali produttori».

Infine, la domanda sul proseguimento del progetto del nuovo centro Sasa in via Buozzi a Bolzano, da completarsi entro il 2025. Questo, in base a quanto riferito dall’assessore, è stato ridimensionato da una totale ricostruzione del deposito, ad un miglioramento dello stesso su determinate infrastrutture. Il motivo: interferenza con altri progetti provinciali, tra cui l’Hydrogen Valley.