BOLZANO. Per la giustizia era un ex spacciatore. Per il mondo della politica un ex consigliere e attivista del Movimento sociale italiano (Msi). Per gli alunni, i genitori, gli insegnanti e tutto il personale della scuola Dante di via Cassa di risparmio era una persona speciale. E in questo caso l’aggettivo non è usato a sproposito.
Giulio Malpezzi, 71 anni bolzanino, è morto il 6 agosto nella sua casa ad Oltrisarco: ad assisterlo fino all’ultimo, assieme ai familiari, un gruppetto di genitori e insegnanti. La conferma che, nella “seconda vita” di Malpezzi, la Dante era diventata la sua casa e alunni, genitori, insegnanti la sua famiglia.

«Tutto è iniziato - racconta Giulio Clamer, per 19 anni preside dell’Istituto - 14 anni fa. Un giorno arriva da me il papà di un nostro alunno, operatore presso i laboratori protetti, proponendoci di prendere un ex detenuto. Non era la prima volta che come Dante partecipavamo a progetti di reinserimento di persone con problemi. Ma sull’ opportunità di aprire le porte a Malpezzi avevo qualche dubbio. Mi preoccupavano in particolare le reazioni dei genitori, visto il suo passato».
 

Il passato. Il preside aveva voluto saperne di più ed era così che aveva scoperto che quello che era appena uscito dal carcere di Padova (era il 2000), fino agli anni Ottanta era il proprietario dell’edicola di via Museo (accanto al Museo di Ötzi).
Poi, il 28 febbraio del 1988, l’arresto per spaccio di eroina. Una notizia che aveva fatto scalpore, poiché tre anni prima era stato eletto consigliere comunale nella lista del Msi. Per quello e per un altro episodio successivo, sempre legato alla vendita di stupefacenti, l’ex edicolante si è fatto una decina di anni di carcere.
«Adesso - dice Clamer - capisce il mio imbarazzo, di fronte alla richiesta di inserire in una scuola una persona con una storia di questo tipo?»

Il preside ne parlò con il Consiglio d’istituto e alla fine la decisione fu che Malpezzi sarebbe arrivato, ma sarebbe rimasto solo pochi giorni. Clamer pensò di approfittare delle vacanze di Carnevale, quando a scuola non c’era praticamente nessuno se non il personale della segreteria, in modo da rendere più soft l’ingresso. «Il primo impatto fu positivo: era una persona molto umile e si vedeva il suo imbarazzo per la situazione in cui si trovava. Dopo dieci anni di galera aveva perso tutto: non aveva più un lavoro, non aveva più una casa. Lo ospitava la sorella in un alloggio di proprietà del Comune».
A Malpezzi era stato affidato il compito di dare una mano in segreteria: piccole cose dato che in base agli accordi avrebbe dovuto lavorare solo qualche ora al giorno.

Il lavoro. «In realtà, restava dalla mattina alla sera. Aveva voglia di fare, era disponibile. Molto più disponibile, a volte, del personale assunto regolarmente. Nessuno mai avrebbe fatto quello che ha fatto lui, ovvero un enorme lavoro di riordino degli archivi: nello scantinato c’erano montagne di documenti risalenti al secolo precedente».
Nel giro di poco riuscì a creare anche ottimi rapporti con gli alunni, i genitori e gli insegnanti. «Tanto che si decise di allungare i tempi della sua permanenza nella nostra scuola: non più qualche giorno, ma qualche settimana Poi qualche mese. Senza avere un contratto - guadagnava alcune centinaia di euro al mese - era diventato quasi subito uno della scuola».

Aveva la cattedra fuori dalla segreteria ed era la prima persona che si incontrava entrando alla Dante. Ormai era chiaro che sarebbe rimasto lì, perché la vecchia scuola di via Cassa di Risparmio lo aveva adottato.
La scuola. Preside, insegnanti e genitori si diedero da fare, per cercare di fargli avere un contrattino, ma non ci sono mai riusciti. «Però, in questi 14 anni, abbiamo sempre trovato il modo di predisporre dei progetti in cui inserirlo».
La scuola si era mobilitata anche quando alcuni anni fa la sorella, che lo aveva ospitato in casa, era morta e lui rischiava di finire sulla strada, visto che l’alloggio era del Comune. «Facendo i salti mortali si ottenne che Giulio potesse restare nell’alloggio di Oltrisarco».

Con Clamer, qualche volta, aveva parlato del suo passato: «Non cercava scuse o giustificazioni. Mi diceva: ho sbagliato ed ho pagato. Mi aveva raccontato che all’origine delle sue disgrazie c’era la firma fatta in banca a garanzia di un affare di un amico. Perse tutto. È così che era finito nel giro dello spaccio».
Ma quella ormai era storia passata. L’uomo approdato alla Dante era una persona diversa, tanto da diventare il punto di riferimento dell’istituto. Di progetto in progetto è rimasto fino ad un paio di mesi fa: arrivato a 71 anni, sapeva che questo sarebbe stato l’ultimo. Ha lavorato fino a maggio, poi la malattia. Quando ha capito che la fine si avvicinava, ha voluto tornare a casa.

«Ad assisterlo, negli ultimi 15 giorni, sono stati alcuni insegnanti e genitori. Hanno voluto ringraziarlo per tutto quello che aveva fatto per la nostra scuola». Annamaria e Cinzia, due mamme, lo ricordano così: «Negli ultimi tempi, durante la lunga malattia, abbiamo avuto modo di conoscere non più il disponibile segretario della "Dante", scuola dei nostri figli, ma l'uomo cortese e riservato che mai ha perso la sua gentilezza e la sua dignità. Per i genitori e per i ragazzi lei rappresentava un punto di riferimento: vederla seduto alla sua cattedra, sempre sorridente, era per noi il miglior benvenuto. La sua perdita lascerà un immenso vuoto nei cuori di chi l'ha conosciuta».

I funerali lunedì 11 alla Chiesa di Cristo Re a Bolzano