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BOLZANO. I lavoratori della Grande distribuzione – che sono oltre 10 mila in provincia e con l'ormai prossima apertura del «Twenty bis» cresceranno di alcune centinaia – dopo due anni di negoziato ininterrotto per rinnovare il contratto hanno deciso di scendere in piazza. Sono stufi di dire sempre di sì, di vedersi «spezzare» i turni da un giorno all’altro anche per i part-time e di non avere alcun riconoscimento economico. Basta, dunque, anche alle clausole vessatorie per i gli ultimi arrivati: o firmi o perdi il posto. I motivi dello scontro. «Guadagnano 1000 euro al mese - spiega Maurizio Surian della Cgil - ma le grandi catene vogliono ancora di più. Maggiore flessibilità nei turni dalla sera alla mattina e un ulteriore slittamento degli aumenti salariali già previsti, invece, nel recente rinnovo del contratto collettivo di Confcommercio».
Anche nel commercio, ormai, ci sono lavoratori di serie A e serie B, a seconda del tipo di contratto. «Ma l'obiettivo - spiegano i sindacati - è quello di intervenire, e fare quindi un passo indietro, su scatti di anzianità, passaggio automatico dal quinto al sesto livello, permessi retribuiti, distribuzione dell’orario di lavoro e sospensione dell'incidenza della tredicesima e della quattordicesima sul Tfr».
Due giornate di sciopero. Gli ultimi incontri tra i sindacati (Cgil-Filcams, Cisl Fisascat e Uiltucs) e Federdistribuzione, a luglio e ottobre, hanno contribuito solamente ad ampliare una distanza pressoché incolmabile e reso inevitabili - spiegano i sindacati - «iniziative di lotta e mobilitazione, a partire dalla proclamazione di due giornate di sciopero, la prima delle quali è in programma per il 7 novembre prossimo».
La seconda è stata fissata invece per il 19 dicembre, nel bel mezzo degli acquisti natalizi, con ripercussioni significative sul giro d’affari delle aziende.
Ma ci sono altre cose che non vanno, sottolineano in sindacati, in punti vendita «aperti 365 giorni l'anno, o quasi, e che coprono gran parte dell'orario della giornata». In provincia di Bolzano la situazione non è così grave come nel resto d'Italia, ma ci sono comunque frequenti prese di posizione degli stessi lavoratori. «Ci sono ovviamente realtà più sindacalizzate come Metro o Aspiag, mentre tra i lavoratori delle grandi catene del centro riscontriamo anche più paura di perdere il posto o comunque maggiore prudenza», continua Maurizio Surian della Cgil. Come dire, insomma, che l'adesione allo sciopero non sarà uguale nei vari punti vendita. «C'è chi teme di andare incontro anche a piccole forme di ritorsione».
Flessibilità per il part-time. Uno dei nodi è costituito anche dalle clausole per il part-time. «Le aziende vorrebbero introdurre una flessibilità pressoché totale, per i nuovi assunti, anche per chi fa quattro ore nell'arco della giornata».
Le cifre in ballo. In uno degli ultimi comunicati Federdistribuzione ha detto "no" agli 85 euro di aumento mensili al quarto livello. «Superano il tasso di inflazione programmata per il triennio 2015-2017. La richiesta dei sindacati comporterebbe ricadute sull'occupazione e pregiudicherebbe la possibilità di nuovi investimenti e sviluppo». Mano tesa, invece, sui giovani: «Abbiamo proposto di stabilire contrattualmente percentuali di conferma dell’apprendistato superiori ad altri contratti stipulati nel mondo del commercio».
Le vertenze. I rapporti sono tesi al punto che in alcune zone d'Italia, come Torino ad esempio, sono già state aperte vertenze al fine di cercare di riconoscere gli aumenti salariali già previsti dal contratto di Confcommercio. «Il decreto emesso dal giudice - sottolinea Federdistribuzione - è solo un atto iniziale, non esecutivo, senza alcun approfondimento o verifica delle richieste dei lavoratori». Per chi non lavora al sabato l'astensione dal lavoro prevista per sabato 7 slitterà a venerdì 6.
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