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BOLZANO. Il fascino della storia vista da vicino ha fatto breccia nell'attenzione di ragazzi e ragazze delle scuole medie, attraverso i documenti storici delle guerre d'indipendenza viste dall'Alto Adige, quando ancora era Austria. Per le celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia, l'Archivio di Stato ha messo a disposizione delle scolaresche, in visita da tutta la provincia, alcuni tra i più preziosi reperti finora gelosamente conservati dagli archivisti. Dalla chiamata alle armi di Radetzky della prima guerra d'indipendenza (1848/49), al dispaccio segreto che permetteva all'Armata napoletana di reclutare sudditi della corona austriaca per contrastare, oggi sappiamo senza riuscirci, Garibaldi e le sue mille camice rosse.
Guida d'eccezione per la mostra, nelle sale del Commissariato del Governo, è stata la stessa direttrice dell'Archivio di Stato, Armida Zaccaria. «Abbiamo organizzato questa mostra pensando alla didattica - spiega Zaccaria - cercando di avvicinare i ragazzi alla storia del Risorgimento attraverso questi documenti che attestano alcuni momenti importanti dell'epoca. Ci sono anche alcune chicche, come il telegramma di un bollettino di guerra: in quegli anni era stata appena inventata questa tecnologia, le trasmissioni avvenivano in codice morse e poi riscritte a mano in grafia gotica».
Gran parte dei documenti era redatta in tedesco.
«Anche questo - prosegue Zaccaria - è uno spunto di riflessione importante per i ragazzi, molti non sanno che questa era terra austriaca».
«Non riuscivamo a immaginare - afferma la studentessa Sara Messner - come potessero essere le comunicazioni dell'epoca, anche nel linguaggio che utilizzavano». «Abbiamo trattato l'argomento in classe - racconta la professoressa Bruna Tavella - e ci è sembrato bello concludere questo percorso didattico con una lezione sul posto».
I ragazzi si dicono stupiti dal fatto che i documenti siano in tedesco: «siamo abituati a pensare al Risorgimento come qualcosa di italiano, fa uno strano effetto», ragiona Federico Zanca. «La professoressa ci aveva mostrato delle carte geografiche dell'epoca - racconta Lukas Demetz - per capire meglio lo spostamento dei confini».
Incassato il successo dell'iniziativa, la direttrice Zaccaria si prepara a fare il bis in versione approfondita.
«Abbiamo in programma - annuncia - un incontro l'11 aprile, stavolta non didattico ma per un pubblico di studiosi o interessati, presso la sede dell'Archivio di Stato».
Guida d'eccezione per la mostra, nelle sale del Commissariato del Governo, è stata la stessa direttrice dell'Archivio di Stato, Armida Zaccaria. «Abbiamo organizzato questa mostra pensando alla didattica - spiega Zaccaria - cercando di avvicinare i ragazzi alla storia del Risorgimento attraverso questi documenti che attestano alcuni momenti importanti dell'epoca. Ci sono anche alcune chicche, come il telegramma di un bollettino di guerra: in quegli anni era stata appena inventata questa tecnologia, le trasmissioni avvenivano in codice morse e poi riscritte a mano in grafia gotica».
Gran parte dei documenti era redatta in tedesco.
«Anche questo - prosegue Zaccaria - è uno spunto di riflessione importante per i ragazzi, molti non sanno che questa era terra austriaca».
«Non riuscivamo a immaginare - afferma la studentessa Sara Messner - come potessero essere le comunicazioni dell'epoca, anche nel linguaggio che utilizzavano». «Abbiamo trattato l'argomento in classe - racconta la professoressa Bruna Tavella - e ci è sembrato bello concludere questo percorso didattico con una lezione sul posto».
I ragazzi si dicono stupiti dal fatto che i documenti siano in tedesco: «siamo abituati a pensare al Risorgimento come qualcosa di italiano, fa uno strano effetto», ragiona Federico Zanca. «La professoressa ci aveva mostrato delle carte geografiche dell'epoca - racconta Lukas Demetz - per capire meglio lo spostamento dei confini».
Incassato il successo dell'iniziativa, la direttrice Zaccaria si prepara a fare il bis in versione approfondita.
«Abbiamo in programma - annuncia - un incontro l'11 aprile, stavolta non didattico ma per un pubblico di studiosi o interessati, presso la sede dell'Archivio di Stato».
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