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BOLZANO. «Un'offerta vergognosa, deludente, irragionevole, poco lungimirante, per nulla dignitosa. Dalla giunta non vogliamo una mancetta. Quella proposta ci sembra un'elemosina». È la secca presa di posizione espressa ieri da Cgil, Cisl, Uil, Asgb, Sag e Nursing Up. I sindacalisti martedì hanno abbandonato il tavolo delle trattative per il rinnovo della parte economica del contratto di lavoro dei 35 mila provinciali, ormai scaduto da cinque anni.
Se ne sono andati per dare un segnale forte. Si sono sentiti presi in giro. All'avvio della contrattazione non si è nemmeno presentata l'assessore Deeg. Si erano chiesti 80 milioni, la Provincia, per bocca del direttore generale Staffler, si è limitata a comunicare che se ne concederanno 15.
Ma negli ultimi cinque anni, per via dell'inflazione, i provinciali hanno perso il 10,6% del loro potere di acquisto. Consci del momento difficile, della crisi, dei tanti disoccupati nel settore privato, delle difficoltà delle casse pubbliche, si erano limitati a chiedere un aumento medio del 6,5%. Ottanta milioni anziché i 160 che sarebbero serviti per colmare il divario generatosi negli ultimi anni. La Provincia invece ha proposto un aumento che, se i primi calcoli risulteranno corretti, si assesta sullo 0,98%. Briciole. Una miseria
Inutile, fra il resto, a far ripartire l'economia provinciale. Soprattutto questo è stato il tasto battuto ieri dai sindacalisti durante un'accorata conferenza stampa. Stiamo parlando infatti di 35 mila famiglie altoatesine che, avendo perso potere d'acquisto, non possono spendere. Aumentare la loro liquidità permetterebbe di rilanciare i consumi, i piccoli investimenti. Ne gioverebbero commercianti locali, artigiani locali.
Ma invece, come ha crudamente detto ieri Cristina Masera (Cgil): «La giunta provinciale sembra non avere alcun progetto di medio lungo periodo». Si è sottolineato, ieri, come all'attuale vertice politico provinciale sfuggirebbe il vero significato del concetto di contrattazione. Una proposta di qua, una di là, poi ci si viene incontro. Ma la proposta della giunta provinciale è talmente lontana dalla peggiore delle ipotesi immaginate dai sindacati, che l'unica è stata abbandonare il tavolo delle trattative, che tali, a giudicare da quanto illustrato ieri da Gianluca Moggio (Sag), non sono mai state.
Si è cercato di essere elastici. Si era disposti ad accettare per così dire anche una rateizzazione degli aumenti di salario, su uno, due o tre anni. Ma dall'altra parte niente, un muro di gomma.
La preoccupazione è elevata, perché oltre alla perdita di potere d'acquisto subita negli ultimi cinque anni, per i prossimi due anni si attende un ulteriore calo stimabile almeno al 3%.
Si aggiunga a questo che la Provincia pretenderebbe di discutere, in una volta sola, sia il rinnovo della parte economica del contratto sia di quella normativa. Con la probabile perdita di diritti acquisiti. Il tutto, promettendo evanescenti potenziali aumenti, se possibile in base all'andamento del bilancio di assestamento della Provincia, di anno in anno. «Siamo scioccati», hanno dichiarato i sindacalisti.
Per nulla intenzionati ad accettare la proroga dell'accordo 2013 su straordinari, buoni pasto e rimborsi chilometrici.


