PHOTO
BOLZANO. «Quest'anno bisogna assolutamente fare attenzione quando si va per i boschi in cerca di funghi, perché il rischio di intossicazione è molto, molto alto».
Il dottor Karl Kob, grande esperto di funghi e membro dell'Associazione Micologica Bresadola, non usa giri di parole per lanciare l'allarme: «Siamo davanti ad un'annata davvero particolare – sottolinea – perché nei nostri boschi si trovano poche varietà di funghi rispetto alla media stagionale, ma allo stesso tempo si assiste ad un'invasione del Cortinario orellanoide, un fungo molto pericoloso».
Dall'Alta Pusteria alla Bassa Atesina non c'è bosco che si salvi, il fungo velenoso si trova ovunque: «È incredibile: nei boschi di abete rosso se ne possono trovare a centinaia nel raggio di pochi metri. Praticamente sono dappertutto, a Meltina, a San Genesio. Un tempo non se ne trovavano così tanti, potrebbe trattarsi di un fenomeno correlato al cambiamento climatico – continua Kob – questi funghi si manifestano anche in maniera cespitosa, a gruppi di sette o otto per cui il rischio di scambiarli con specie commestibili può essere particolarmente elevato».
Il Cortinario orellanoide è un fungo a lamelle, di colore arancio o rosso-brunastro, dotato di umbone appuntito al centro del cappello, con un odore rafanoide: «Per riconoscerlo, però, ci vuole esperienza. Non è sufficiente andare nel bosco portandosi dietro un libro e comparando delle fotografie: è troppo rischioso».
Sì, perché il Cortinario orellanoide contiene una potente tossina nefrotossica, molto resistente al calore che causa danni gravi ai reni: «Il problema sta nel fatto che possono passare anche due o tre settimane senza che si manifesti il minimo sintomo. Ci sono casi nei quali si registrano problemi intestinali nei primissimi giorni successivi all'ingerimento, ma il più delle volte passa davvero molto tempo. A quel punto ci si deve arrendere alla dialisi in attesa del trapianto di rene, perché questo fungo non dà scampo».
A rendere la situazione potenzialmente ancora più pericolosa ci pensa la propensione dei raccoglitori a non tornare a casa a mani vuote: «Chi esce per il bosco non vuole tornare a casa senza funghi nella cesta, quindi si è più spinti a osare. E in un’annata come questa, con poche varietà, la probabilità che venga raccolto un fungo velenoso al posto di uno commestibile si alza. Inoltre è facile scambiare il Cortinario orellanoide con numerose specie di fungi commestibili come ’chiodino' e 'buona famiglia’».
Attenzione però a non focalizzarsi solamente sul Cortinario orreloanoide, perché vi sono altri due funghi pericolosi nei boschi dell’Alto Adige.
Nel periodo estivo e autunnale, infatti, sotto noccioli, castani e querce è molto facile imbattersi nell’Amanita falloide. Si tratta di un fungo potenzialmente mortale.
Vi è poi il Tricoloma tigre che causa gravi sindromi gastrointestinali, costringendo spesso al ricovero ospedaliero. Qeusto fungo può essere scambiato con quelli che vengono comunemente chiamati ’moretti’ o ’morettine’.
Nel caso in cui vi fossero dubbi circa i funghi raccolti, questi possono essere portati nelle Asl dei comprensori di Bolzano, Bressanone, Brunico e Merano, dove personale esperto e qualificato controlla e valuta il raccolto: «Vengono date spiegazioni importanti, si tratta di un servizio valido anche dal punto di vista educativo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA



