PHOTO
BOLZANO. «Qualche volta è capitato che vedendoci saltare da un muro o da una scalinata, scavalcando balaustre, ringhiere, siepi abbiano chiamato la polizia: pensavano fossimo dei ladri. Alle volte sono stati gli stessi poliziotti che si sono fermati, per darci qualche consiglio». Elia Cappuccio, 19 anni bolzanino, studente di biologia ad Innsbruck, è il leader del gruppo Parkour Pack Bolzano formato da una trentina di ragazzi.
«Il Parkour è una disciplina nata in Francia agli inizi degli anni ’90. Consiste - spiega Samuele Spitaleri, 19 anni di Laives, studente dell’Ipc indirizzo sociale - nell’andare da un punto all’altro all’interno della città nel modo più veloce, più efficace e meno dispendioso possibile. Per noi non è solo sport, ma una filosofia di vita che significa che ogni ostacolo è superabile. Prima con la testa e poi con il corpo: serve tanto allenamento e prima ancora concentrazione».
Vederli in azione è fantastico: ogni ostacolo per questo gruppetto di giovani tosti è un’occasione per “interpretare” un percorso tra i palazzi e nel verde della città.Un muro è un trampolino di lancio, una siepe diventa il punto d’appoggio per una capriola nell’aria. È un mix di energia e fantasia: ognuno interpreta in modo diverso il superamento di un ostacolo per andare da un punto all’altro all’interno dell’ambiente urbano.
David Fanelli in azione, foto Groppo
I ragazzi del Parkour Pack Bolzano si allenano tutti i lunedì e i giovedì sera dalle 18 alle 20, inverno compreso, perché questa disciplina implica grande capacità di adattarsi all’ambiente e quindi anche al clima. Quartier generale il Pippo stage di parco Cadorna: è lì che si affinano le tecniche saltando muri e camminando sulle ringhiere. Per i meeting invece l’appuntamento è nel parco delle Semirurali tra via Bari e via Alessandria: un angolo di paradiso che consente agli appassionati di «volare» da un muro all’altro. «A chi vuole avvicinarsi a questa disciplina - dice Cappuccio - noi diamo la possibilità di imparare. Non prendiamo nessuno sotto i 10-12 anni e per i minorenni c’è comunque bisogno di un incontro con i genitori. Nel Parkour, come nello sport in genere, non si improvvisa nulla».
Tutti hanno alle spalle esperienze sportive, dall’atletica alla break dance, e quasi tutti sono stati da ragazzini negli scout. Del gruppo fa parte anche David Fanelli, 20 anni bolzanino, iscritto alla facoltà di Scienze motorie di Innsbruck, che poche settimane fa è diventato una star e ha fatto parlare di sé oltre confine. Con le sue acrobazie ha sbaragliato anche il pubblico tedesco vincendo il premio "Deutschen Meister 2013", in diretta tv in Germania, con un montepremi di centomila euro. GUARDA LA FOTOGALLERY
Una prova mica da poco: una "passeggiata" in verticale su di un muro alto 3 metri e ottanta, completata con una giravolta e giù, di nuovo in piedi. Il suo competitor era uno dei campioni tedeschi di questa disciplina, ma contro il "fenomeno" bolzanino, non ha potuto far altro che gettare la spugna. Fanelli si è specializzato nel free running che alla filosofia classica del Parkour unisce la ricerca di spettacolarità e originalità dei movimenti.
«Il mio sogno - dice - sarebbe riuscire ad aprire un giorno una palestra dedicata a questa disciplina che da noi non esiste. Diciamo che quelle che in qualche maniera si potrebbero avvicinare alle nostre esigenze, sono le palestre di ginnastica artistica».
I bolzanini guardano con grande ammirazione ad un gruppo di Schio che alcuni anni fa hanno avuto il coraggio di lanciarsi in un’emozionante avventura.
I ragazzi del Parkour Pack Bolzano
«Hanno preso un grande capannone - dice Cappuccio - e ci hanno ricavato una palestra enorme che oggi è punto di riferimento per competizioni a livello internazionale».
I ragazzi del Parkour Pack Bolzano sono convinti che praticare questa disciplina serva anche nella vita di tutti i giorni. «Imprime ottimismo e fiducia - dice Fabio Giacomuzzi -: capisci che non c’è nulla che non si possa fare, non c’è difficoltà che non si possa superare».
Non sono esaltati, ma ragazzi capaci, anche grazie a questo sport, di guardare con una buona dose di ottimismo alla vita che li attende.
«Ho fatto, il quarto anno in Germania - racconta Cappuccio - e lì ho assimilato il loro modo di ragionare, che significa: c’è un problema, si trova la soluzione. Esattamente come nel Parkour. È per questo che mi piace. Peccato che lo studio mi lasci poco tempo».


