BOLZANO. Era all’ordine del giorno della commissione edilizia di ieri, ma all’ultimo momento il progetto della moschea è stato ritirato dall’architetto. Motivo? «Approfondimenti», dice l’assessore Pasquali. Quando la notizia arriva in viale Trento, tra gli abitanti c’è un’esplosione di gioia.
«Non ci posso credere - commenta con le lacrime agli occhi Adele Bacchiega, anima del comitato di viale Trento - per noi è la fine di un incubo. Se concedevano la licenza edilizia per aprire una moschea al civico 18 io, che abito al 20, non vivevo più». La signora Adele bussa alle porte delle vicine e a chi abita negli altri caseggiati telefona: in un attimo la notizia fa il giro della strada. È la vittoria sua e del comitato di viale Trento che l’altra sera, accompagnato dal consigliere di Unitalia Luigi Schiatti, ha manifestato in consiglio comunale sotto lo striscione: «No alla moschea tra le case». Una trentina di persone, soprattutto anziane, ha parlato col sindaco e poi con l’assessore Pasquali per chiedere di negare la licenza edilizia alla moschea.
«Ma entrambi - dice Maria Luisa Cologna - ci avevano dato poche speranze, sostenendo che se il progetto era a posto non potevano non rilasciare la concessione. Ormai, non ci credevo più. Scampato pericolo. Per la seconda volta».
Il progetto, che trasforma un ex magazzino al civico 18 in luogo di culto per musulmani, era già arrivato nei mesi scorsi in commissione edilizia, ma non aveva ottenuto la concessione. «Il progetto in sé - spiega l’assessore Pasquali - era approvabile, serviva però che la confinante concedesse la servitù di veduta, per ottenere il rilascio della licenza edilizia».
Per aggirare l’ostacolo era stato trovato un escamotage: in sostanza il progettista, l’architetto Enrico Farina, aveva fatto arretrare la finestra contestata rispettando così la distanza minima di un metro e mezzo prevista dalla legge. La licenza, a questo punto, sembrava un atto dovuto, ma evidentemente la proprietà o lo stesso progettista ci hanno ripensato se il progetto è stato ritirato.
Esulta Schiatti, che ha seguito la battaglia dei residenti di viale Trento: «Ciò dimostra come la perseveranza nella tutela e nel patrocinio dei legittimi interessi dei cittadini, permetta di raggiungere traguardi che possono apparire insperati».
Può essere che, vista la protesta dei residenti, il ritiro del progetto sia definitivo, ma non si esclude affatto che venga ripresentato. «Noi comunque - avverte Dario Schanung - non molliamo: non si può mettere una moschea in mezzo alle case».