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BOLZANO. «È sicuramente un pezzo unico. Mai visto una cosa del genere. È bellissimo». E se lo dice lei, che del Monumento alla Vittoria di Bolzano sa vita, morte e miracoli, c’è da crederle. Silvia Spada, direttrice dell’Ufficio Servizi museali e storico-artistici del Comune, accarezza i pezzi uno ad uno. Delicatamente. Studia ogni dettaglio, ogni particolare.
Ieri mattina è andata in via Alessandria, a casa di Bruna e Carlofelice Sorice, per guardare da vicino il modellino in alabastro dell’Arco di Piacentini, custodito per decenni come una reliquia, chiuso in una teca, da Ludmilla Sontacchi, nipote dell’aviatore bolzanino Riccardo Sontacchi. La storia l’avevamo raccontata sul giornale di domenica 8 novembre.
Riccardo Sontacchi, pilota della Regia Aeronautica di stanza all’aeroporto di San Giacomo dal 1929 al 1943, morto nel 1953 aveva lasciato in eredità alle tre nipoti un appartamento in via San Quirino, alcune foto (bellissime) di Bolzano scattate dal suo aereo da ricognizione Ro.1 e un modellino in alabastro del Monumento alla Vittoria. Che adesso gli eredi di Ludmilla mettono a disposizione del percorso museale realizzato nella cripta dell’Arco. Letta la storia sull’Alto Adige, ieri mattina Silvia Spada e la sua vice Sabrina Michielli sono andate a Don Bosco per dargli un’occhiata. E la sorpresa è stata grande.
«È sicuramente un reperto eccezionale - spiega la direttrice dopo aver esaminato il modellino -. È realizzato in alabastro, che è un materiale di pregio. I dettagli sono perfetti nei minimi particolari. Non mi aspettavo fosse così accurato...». La riproduzione del Cristo Redentore, le effigi dei martiri, le colonne con i fasci littori... «Tutto mi fa pensare che sia stato realizzato su incarico di uno dei due scultori toscani Arturo Dazzi e Libero Andreotti (il terzo era il sudtirolese Wildt, ndr), che realizzarono le opere per l’Arco di Piacentini. Andreotti scolpì il Cristo Redentore e la Vittoria Sagittaria sul frontone, e vedo che nel modellino sono riprodotte fedelmente». Di modellini del Monumento - fino ad ora - non se ne sapeva nulla. Nessun cenno nei documenti di progettazione e nei disegni. «Questo è il primo che vediamo - dice Spada -. Nelle carte abbiamo letto che erano state fatte cinque riproduzioni in scala ma solo delle colonne».
«Ci sono delle foto di modellini dell’area urbanistica intorno - continua Sabrina Michielli -, ma in nessuna si vede una riproduzione solo dell’Arco di Piacentini».
Alto circa 50 centimetri per una profondità di 40, il modellino è smontabile e costruito ad incastri. È composto dalla base con la gradinata, il colonnato destro e sinistro, la piattaforma superiore, l’effigie di Cesare Battisti, le effigi di Damiano Chiesa e Fabio Filzi, l’arco della Vittoria con il Cristo Redentore, e quattro colonne singole che vengono collocate davanti e dietro il Cristo.
Silvia Spada non ha dubbi: «Sicuramente è dell’epoca. Difficile dire se fatto prima o subito dopo la costruzione del Monumento. Dai dettagli così curati, a naso, direi dopo l’inaugurazione del 1928. Il primo bozzetto di Andreotti, infatti, era diverso da come poi è risultata l’opera. Possibile che il modellino sia stato realizzato a Volterra, dove lavoravano l’alabastro».
«È un reperto - continua Spada -che va studiato, datato, restaurato e inserito nel percorso museale del Monumento. Una cosa del genere non possiamo perdercela».
Dal punto di vista procedurale, sarà il Comitato scientifico del museo a prendere in carico il modellino e a decidere come e quando presentarlo al pubblico. Della commissione fanno parte gli storici Andrea Di Michele, Hannes Obermair, Christine Roilo, il sovrintendente Ugo Soragni e la stessa Spada. «Vedremo - annuncia - se accompagnarlo con una presentazione che ne racconti la storia. Molto dipende da quello che riusciremo a scoprire».
Massima disponibilità da parte della famiglia Sontacchi, che è disposta a lasciarlo in “prestito” per un anno.
Resta il “giallo” di come Riccardo Sontacchi sia entrato in possesso del modellino.
La soluzione la possiamo solo intuire.
Sontacchi, a bordo del suo aereo, portava avanti e indietro da Roma i notabili dell’epoca. Potrebbe essere un regalo dello stesso Marcello Piacentini, oppure, più probabile, un omaggio del ramo dei Savoia che all’epoca abitava a Bolzano a Palazzo Ducale. In una foto, Sontacchi è seduto ai comandi del suo biposto con la duchessa di Pistoia.
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