BOLZANO. Vittorio. Chi non lo conosce a Bolzano. Per trent’anni il suo salone nell’allora via Ospedale (oggi via Kolping) è stato uno dei più frequentati del centro storico. Da lui andavano a tagliarsi i capelli Magnago e Durnwalder. Sì, perché Vittorio Talarico da Decollatura (Lamezia Terme, profonda Calabria), era il mago del “taglio scolpito a rasoio”, cioè senza forbici. Il primo a farlo a Bolzano (erano gli anni Sessanta). Tanto bravo da andare poi a insegnarlo in tutta Italia e persino in Australia. Oggi, Vittorio, di anni ne ha 78, il rasoio l’ha appeso al chiodo e l’attività l’ha passata ai figli Luca e Ivo che hanno un salone in via Isarco. Messi da parte phon e brillantina, si è dedicato alla sue grandi passioni, “la campagna”, come dice lui, e la musica. Tant’è, che poche settimane fa, ha vinto il titolo mondiale al Festival internazionale della fisarmonica a Recoaro Terme. Categoria Over 50. Primo su ottanta. Che siano capelli o note, quest’uomo vuole essere sempre il più bravo.

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Vittorio Talarico è una quercia con radice salde. Sa da dove viene e dove è arrivato. Sputato a Nicola Arigliano. Due mani che sono due badili, un collo da toro e due braccia da contadino. La forza di un trentenne, l’entusiasmo di un ragazzo. Tutta la storia la racconta a pranzo, in “campagna”, un terreno a San Giacomo comprato nel 1973, dove coltiva peperoni, melanzane, coste, persino il peperoncino (è calabrese...), e pomodori grossi come cocomeri (“ma quelli li tengo in serra perché la pioggia acida me li mandava in malora»). In “campagna” ha tirato su una “baita” con “pezzi” della storia recente di Bolzano: le tapparelle dell’ex Hotel Roma che era vicino a Ponte Loreto. Le travi del vecchio Palaghiaccio di via Roma. In ogni angolo c’è qualcosa di strano e curioso. Cassettiere, morse, tavoli da lavoro... «Io giro, guardo e raccolgo». Vecchia scuola contadina. Talarico arriva a Bolzano nel 1957. Ha 21 anni e un mestiere: barbiere. Anzi: parrucchiere per uomo. «Al mio paese, avevo fatto l’apprendista ed ero riuscito ad aprire un “saloncino”, ma soldi non ne giravano, era dura. Sono stato costretto ad andarmene», taglia corto. Rimpianti, zero.

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«Avevo 400 lire in tasca. Ottanta le ho spese subito per comprarmi un panino in una bottega di via Brennero. Da lì è cominciata la mia nuova vita». La seconda settimana incontra per caso “una moretta” sui prati del Virgolo, dove si passava la domenica. Lui - che girava sempre con la fisarmonica in spalla- le suona il “Tango delle rose”. Lei si chiama Bruna. Si sposeranno 4 anni dopo. Il primo impiego a Bolzano è in un salone di via Conciapelli, il “Crema”. «Ho sostituito un lavorante malato. Solo 15 giorni. Ma al titolare sono piaciuto e mi ha segnalato al salone “Resi” di via Museo». Al “Resi”, Torcasio fa 4 anni da lavorante, poi il padrone muore e lui ci resta altri sei come direttore. A 27 anni decide di mettersi in proprio e apre “Vittorio” in via Ospedale. E’ giovane, sono gli anni Sessanta, il mondo di muove. Lui osserva, viaggia, studia. Segue sulle riviste i tagli più alla moda. Diventa il re dello “scolpito rasoio”, una tecnica inventata a Parigi “dal maestro Matteuzzi”. « Lo invitammo a Bolzano. Filmai tutto con il mio Super Otto. Poi la sera, proiettavo le immagini sulla parete del soggiorno. Per giorni guardavo e riguardavo ... Non pensavo ad altro». Impara così bene, da diventare uno di più bravi in Italia e in Europa. «Il salone era maschile, ma venivano anche molto donne che iniziavano a volere i capelli corti. E visto che io ero il mago del taglio corto...». Vince parecchi titoli regionali ai campionati di settore, fino a quello nazionale.

Vittorio mostra un ritaglio dell’Alto Adige conservato con grandissima cura in un album che raccoglie foto, attestati e articoli. “Premiato a Padova Vittorio Talarico - il titolo -. Secondo posto assoluto nella categoria taglio scolpito a rasoio”. Campionati triveneti del 1969. A consegnargli il premio è Corrado (Mantoni, popolarissimo conduttore tv). Talarico diventa direttore regionale dell’associazione Acconciatori maschili, maestro d’arte, e poi insegnante all’Accademia nazionale dei parrucchieri (“per 25 anni”). Vola fino al Melbourne per trasmettere l’arte dello “scolpito” nella terra dei canguri. Lo chiamano anche negli States. Resiste agli hippy e ai capelloni. Resiste ai punk e ai tagli aerodinamici degli Ottanta. All’alba del nuovo millennio, dopo 33 anni in via Ospedale, chiude. Apre un secondo salone in piazza Verdi, sistema i figli, e a - 70 anni - si ritira.

A quel punto contano solo tre cose: la famiglia, la campagna e la musica. Nel 2009 inizia a partecipare ai concorsi internazionali di musica popolare per fisarmonica e organetto.

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La musica è un grande amore per Vittorio. «Ho cominciato da piccolo, al paese - racconta -. Eravamo otto fratelli, mio padre suonava la zampogna, e ci ha insegnato a tutti e otto a suonare qualcosa». Vittorio parte con la fisarmonica. E’ bravissimo, lo chiamano alle sagre, ai battesimi, ai matrimoni. Polke, valzer, tarantelle, paso doble, i pezzi tradizionali calabresi. «Tutto ad orecchio. Le note non so leggerle. Ma chiudo gli occhi e “vedo” la melodia». Con i primi soldi da apprendista, si compra una fisarmonica da 80 bassi. Poi si taglia una mano con uno specchio. Perde tre dita e passa all’organetto abruzzese, con meno bassi e meno tasti». Suona da tutta la vita. Ma prima c’era la professione. «Mi interessava solo quello: diventare un bravissimo parrucchiere e farmi una posizione». Oggi, sulla soglia degli ottanta, suona e vince una miriade di premi. Si porta a casa il campionato con “Eternamente” di Charlie Chaplin» e poi il 6 settembre scorso pure quello del mondo over 50. Incoronato da Raul Varelli, argentino e grandissimo fisarmonicista. «Sei l’unico che suona con sentimento», gli dice. Morale della favola, nella vita servono tre cose: grandi passioni, idee, e “lavorare sodo”.

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