«Irida Prantner? La vedo mentre viene gettata in un profondo dirupo. E la vedo morire solo dopo alcune ore di agonia». Il mistero dell’imprenditrice bolzanina scomparsa nel nulla il 13 luglio di otto anni fa è destinato a restare insoluto ma la storia di questo controverso «giallo» cittadino si arricchisce di un nuovo elemento. Probabilmente non sarà utile alle indagini (che gli inquirenti hanno sospeso da tempo) ma torna ad alimentare una piccola speranza di trovare la chiave per la soluzione dell’intrigo. Quella che è stata fornita a famigliari ed inquirenti non è una testimonianza diretta. Chi dice di «vedere» Irida Prantner morire in fondo ad una forra dopo essere stata gettata nel vuoto, è una «medium», una persona con capacità extrasensoriali a cui, nella disperazione di un mistero senza soluzione, si è rivolto qualche anno fa addirittura un commercialista.
Si tratta del professionista incaricato di seguire la gestione del patrimonio della donna scomparsa passato, di diritto, a figli e marito. Quest’ultimo, Massimo Mirandola, è rimasto a lungo nel mirino delle forze dell’ordine e della magistratura. Gli inquirenti lo hanno a lungo sospettato dell’omicidio ma non trovarono mai alcuna prova.
 Il commercialista, che conosceva bene Irida Prantner, ha cercato dunque di trovare un aiuto addirittura nei poteri paranormali. Le indicazioni giunte dalla «medium» non hanno portato ad alcun risultato anche perché l’indicazione del dirupo è risultata troppo vaga per poter tentare una ricerca adeguata sul territorio.
 Dalla sensitiva, però, è arrivata l’indicazione della certezza di una morte violenta della povera donna sparita letteralmente nel nulla nel luglio di otto anni fa, due giorni prima di salpare per una crociera in compagnia del marito da cui poche settimane prima aveva iniziato la separazione legale.
 Di mezzo c’erano molti interessi economici. L’avviata azienda cittadina, specializzata in pulizie, era sostanzialmente di proprietà di Irida ed il marito, Massimo Mirandola, avrebbe avuto tutto da perdere dagli effetti del divorzio.
 Nessuno è però mai riuscito a sapere cosa sia avvenuto la notte di venerdì 13 luglio 2002. Irida però sparì e la domenica successiva il marito partì per la crociera in compagnia dell’amante filippina a cui era riuscito a far intestare, all’ultimo momento, il biglietto del viaggio. Di Irida Prantner, da quel giorno, non fu trovata più traccia.
 Il marito aspettò di tornare dalla crociera, durata dieci giorni, prima di sporgere denuncia ed anche i figli non ritennero di intervenire prima.
 E’ evidente che la chiave del «giallo» è nella possibile ricostruzione di quanto avvenuto quella notte di venerdì, la notte della scomparsa. «Forse i figli sanno qualcosa che sinora non hanno detto» ha commentato ieri Cristine Mayr, l’avvocatessa di fiducia di Irida Prantner che ha sempre sostenuto che la sua cliente non avrebbe mai abbandonato i propri figli.
 Proprio dai figli, prima o poi, potrebbe arrivare l’indicazione preziosa in grado di far fare un balzo in avanti decisivo alle indagini. In questo senso il tempo è galantuomo. Nel frattempo ci si affida a tutto, anche alle «medium», per cercare di conoscere brandelli di verità. Ecco perché pure il commercialista della donna non ha voluto lasciare nulla di intentato.
 Non è la prima volta che si spera di avere indicazioni preziose dal mondo sensitivo. Quattro anni fa Luciano Sabini, compagno della mamma di Irida, andò dai carabinieri a raccontare di un sogno che fece un mese dopo la scomparsa della donna a cui era molto attaccato. Irida era in un prato circondato da boschi. L’uomo, nel sogno, riconobbe di essere nella zona del ponte di Aldino.
 «Mi tendeva le mani, come a chiedermi di aiutarla, mi diceva che il suo corpo era sotto il ponte, da qualche parte» raccontò Sabini agli inquirenti. I carabinieri decisero di effettuare alcune perlustrazioni. Batterono la zona per alcuni giorni senza alcun risultato. Ora arriva questa nuova indicazione da parte della «medium». Troppo poco per risolvere il mistero. Ma la speranza rimane.