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BOLZANO. Sempre più anziani, sempre meno figli. Bolzano invecchia ed ha un disperato bisogno di posti letto nelle case di riposo. Ne servirebbero più di 200, subito. L'assessore Christian Battisti ha in mano gli ultimissimi dati dell'anagrafe: «I residenti nati prima del 24 febbraio 1935 sono 1.865». Tutti over novanta.
I centenari sono 77. Un numero importante. È bolzanina anche Pina Zecchini, 110 anni (al ventinovesimo posto in Italia), festeggiati lo scorso giugno, ospite della Rsa Don Bosco. Lo sa bene il sindaco che al secolo di vita di ogni ospite porta un sorriso, fiori ed una stretta di mano. «Nel 2016, quando è iniziato il mio primo mandato - dice Renzo Caramaschi - i centenari a Bolzano erano in tutto sei, al massimo sette. Oggi ne contiamo 77. Significa che in pochi anni la vita si è allungata notevolmente».
Una buona notizia che obbliga chi amministra la città ad un piano per la terza e la quarta età.Liliana Di Fede - direttrice dell'Assb che gestisce le quattro case di riposo di Bolzano - torna su un problema antico che rischia di aggravarsi. «In città ci vorrebbero almeno 200 posti letto, anche 250, per dare una risposta alle persone con punteggio alto, per le quali l'ammissione in una residenza sarebbe soluzione idonea se non necessaria. Ci servirebbe almeno una casa di riposo - siamo in attesa dei 150 posti letto che dovrebbero arrivare a Oltrisarco - ma l'ottimale sarebbero due, a stretto giro di boa». La direttrice racconta un'evoluzione socio demografica mai registrata prima.
«Siamo fortunati, perché vuol dire che in Alto Adige viviamo bene, la nostra aspettativa di vita è tra le più alte d'Italia e d'Europa. Per la prima volta nella storia abbiamo genitori over 90 con figli 70 enni. Ma abbiamo anche il 20% della popolazione anziana che non ha figli o che li ha lontano, per cui non in grado di occuparsene direttamente. La struttura familiare si è poi modificata, sparita la famiglia patriarcale sono rimasti i micronuclei. Nonostante tutto il nostro sistema è comunque ancor oggi fondato sulla famiglia, con l'assistenza spesso demandata alle badanti. Non passerà moltissimo ed arriverà l'onda lunga dei baby boomer ad intasare i servizi. Chiaro che uno scenario come questo impone nuove strade, nuovi percorsi solidali ed un'offerta differenziata per assistere gli anziani». Primo punto. «Occorre investire in prevenzione che significa salute e socialità, fondamentale restare attivi il più possibile».
Secondo. «Puntare sempre più su assistenza domiciliare, accompagnamento abitativo e servizio di sostegno perché gli anziani possano vivere a casa loro il più a lungo possibile». Terzo. «Dobbiamo pensare che la non autosufficienza può toccare tutti. Dobbiamo capire se la casa dove stiamo vivendo è adatta all'età che avanza. Ha l'ascensore? In bagno ci sta una sedia a rotelle? Se sappiamo di non avere parenti stretti occorre iniziare a pensare all'amministrazione di sostegno». Nel momento in cui la persona non è più in grado di vivere da sola e la badante non basta non resta che la casa di riposo. «Dove l' assistenza è H24. Ma manca personale e mancano letti. Almeno, come detto, circa 250».


