Bolzano, invia foto oscene a una giovane disabile. Scoperto, indagine per violenza sessuale
Dipendente provinciale cinquantenne, aveva carpito la fiducia della famiglia. Sottoposto a divieto di avvicinamento, è stato già ascoltato dagli inquirenti
BOLZANO. Di lavoro fa il dipendente provinciale, ma da qualche anno si era messo a disposizione all'interno di un'associazione che aiuta le persone con disabilità. Con il tempo avrebbe carpito la fiducia di una famiglia altoatesina, stringendo i rapporti con la loro figlia, affetta da un'invalidità permanente. Messaggi, chiamate. Sempre più frequenti.
È stata la madre - nonché amministratrice di sostegno - a insospettirsi. Dentro il cellulare della giovane, l'orrore. Foto a contenuto sessuale inviate dall'uomo alla ragazza (maggiorenne), che pensava di avere trovato un amico. Era un maniaco. C'è un'indagine per violenza sessuale sul tavolo della Procura. La denuncia, sporta nelle scorse settimane in questura, ha fatto scattare l'iter previsto per il codice rosso. L'uomo è stato già ascoltato dagli inquirenti. Avrebbe cercato anche di contattare la famiglia (che non ne ha voluto sapere) per fornire le proprie giustificazioni.Il giudice - valutando le esigenze cautelari - ha emesso una misura restrittiva, ordinando il divieto di avvicinamento alla vittima. Gli sarà applicato il braccialetto elettronico per monitorare che effettivamente resti al di fuori del raggio di 500 metri dalla ragazza.
Contestualmente proseguono le indagini anche attraverso l'analisi del cellulare dell'impiegato provinciale. Non si esclude, al momento, che le vittime possano essere più di una.Nonostante la rabbia e lo shock, la famiglia della vittima - da noi contattata - ha voluto lanciare un appello: «È importante - dicono - che quanto accaduto a noi, non succeda ad altri. Per questo invitiamo tutti a tenere l'attenzione alta per evitare che qualcuno possa approfittarsi della fiducia dei ragazzi, soprattutto quelli più fragili. Ora chiediamo giustizia per nostra figlia, provando a trasformare il nostro dolore in qualcosa di utile».La scoperta delle fotoL'indagato, attorno ai 50 anni, è un dipendente provinciale solito a rapportarsi con il pubblico. Il suo lavoro in qualche modo lo aveva portato in questi anni ad avvicinarsi ad un'associazione locale che promuove inclusione e diritti per le persone affette da disabilità, e che offre dei servizi socio-educativi. Ha conosciuto la vittima in ambienti di gruppo, poi l'ha frequentata anche singolarmente. È dietro ad un telefonino che trasformava quei modi di fare gentili in qualcosa che nessuno - in primis i due genitori - si sarebbero mai aspettati.Un pomeriggio di settembre la madre della ragazza ha nutrito i primi sospetti.
Tra i messaggi su WhatsApp che la figlia si scambiava con l'uomo, c'erano infatti diverse foto inviate da lui con la modalità "una visualizzazione" (immagini che si aprono e si cancellano automaticamente quando le richiudi). All'ennesima foto, la madre ha deciso di verificare il messaggio "segreto". Erano immagini con contenuti sessuali espliciti. Scoperte anche diverse videochiamate partite dal cellulare dell'indagato, senza che i genitori della ragazza ne fossero al corrente.Le minacce di luiLa giovane, che da anni convive con una grave disabilità mentale, non si è ovviamente accorta delle reali intenzioni del 50enne. Lo stesso tra l'altro l'avrebbe più volta incoraggiata a non dire nulla di quelle conversazioni a mamma e papà, altrimenti non sarebbero più stati amici. Una sorta di minaccia. La mattina dopo è scattata la denuncia.Le indagini sono condotte dalla Squadra mobile della Questura, che in questi giorni applicherà il braccialetto all'indagato.