BOLZANO. Alla fine degli anni Ottanta un bolzanino su tre stava a destra. Ci stava anche quando Pietro Mitolo nel 1995 corse da sindaco con 18.575 voti. E anche nel 2005 quando ci riuscì Benussi per sette voti. Adesso quella destra (Msi poi An, poi Pdl, “Fratelli d’Italia”, “Alto Adige nel cuore”, Unitalia, ecc ecc) non ha neanche una sede per metterci una scrivania e un telefono fisso. La Artioli fa anticamera davanti a quella del Pd. Fi non paga le bollette per la sua. La Destra non ha i soldi per mantenere quella storica in via Locatelli. Se uno si chiede, ma come è stato possibile una risposta arriva da Claudio Taverna, almirantiano trentino della prima ora, che dice: «È iniziato tutto con Berlusconi: prima, l'Alto Adige era un problema nazionale, dopo è diventato un fastidio».

Taverna, con Alessandro Urzì, consigliere provinciale di “Alto Adige nel cuore”, ha presentato ieri "Giorgio Almirante e il Trentino Alto Adige". Un libro con dentro le nove ore di intervento (record parlamentare) con cui, il 16 gennaio 1971, l'ultimo ras della destra italiana ha tentato di opporsi all'introduzione del secondo statuto. «Attenti - diceva tra l'altro - la regione morirà, gli italiani diventeranno minoranza in casa propria e la proporz sarà una ruota della morte».

Un'altra risposta arriva da Alessandro Urzì: «Nel '71 c'erano 9 partiti di lingua italiana e uno tedesco. E nel '71 gli italiani erano il 34%. Nel 2011 sono crollati al 24%. Penso che Almirante abbia avuto ragione a lanciare quell'allarme». Scusi, ma il centrodestra è crollato di più... «La gente sperava che potessimo cambiare le cose. E le leggi. E invece sono cambiate le persone, pure le nostre, e a poco a poco anche a destra abbiamo trasferito quel vizio italico. Tutti contro tutti».

Cent’anni fa nasceva Almirante. E cent’anni fa nasceva anche Andrea Mitolo (era il 16 aprile 1914). «Tra mio papà e Almirante (27 giugno 1914) c'erano solo due mesi di differenza», dice Paolo Mitolo, uno dei figli. Mitolo è morto nell’ agosto del '91, suo fratello Pietro nel 2010. Sarà un libro nostalgico, questo presentato ieri dalla Fondazione An, ma tutte quelle date seguono molto da vicino la resurrezione, il successo e la crisi della destra altoatesina. «Date che testimoniano - osserva Taverna- come tanta gente credesse in certi valori, anche umani e personali e che, una volta passati dai Mitolo ai berlusconiani, tanti di quei valori si siano liquefatti». Forse sarà una visione missina, questa, ma se non la si mette in mezzo alle altre ragioni, si rischia di rimanere senza risposte. La fusione fredda An-FI in Alto Adige, dieci anni dopo, è stata raggelante. Paolo Mitolo ci sarà al convegno che Urzì ha organizzato venerdì prossimo (ore 20.30 Circolo della Stampa) per ragionare sul libro appena presentato. «Ho scoperto per l'occasione un'agendina di mio papà del 1948 - rivela- dove per la prima volta è nominato Almirante: “domani arriva a Bolzano”, scriveva allora. Nessuno l'aveva mai visto qui». Paolo è, col fratello Sandro, uno dei testimoni della vita dei due leader della destra storica bolzanina ma non vorrebbe entrare nell'attualità di una crisi che attraversa oggi tutto quel mondo. «Non siamo cambiati solo qui e solo a destra - osserva- è un'altra Italia e un'altra Bolzano. Mio papà andava in giro alle elezioni con un camioncino, faceva i comizi sul cassone, usato come podio. E diceva all'autista: mi raccomando, tieni sempre la prima innestata... Sa, allora la gente aveva il sangue caldo». Ma un colpo a quel mondo, prima che i tedeschi o gli avversari italiani, l'ha dato Berlusconi ha detto Taverna... «Non mi faccia parlare di persone, la prego - continua Paolo Mitolo - Mi viene solo da pensare che quando si struttura un partito in un certo modo, circondandosi solo da chi dice sempre di sì, non è facile discutere, accorgersi delle cose che cambiano, allevare una classe dirigente con le spalle larghe. E poi...». E poi, avvocato? «Ricordo solo un dato. Nelle ultime elezioni la percentuale dei non votanti sale ovunque ma non con i numeri impressionanti che riguardano il gruppo italiano. Tantissimi bolzanini non vanno ai seggi e di quelli, molti, erano e sarebbero elettori del centrodestra. Evidentemente sono i più disillusi di tutti». Tutta colpa dello statuto o anche della destra stessa? «Sicuramente anche della destra. Ma se per anni uno crede di poter cambiare le cose e poi nulla cambia allora la frustrazione è senza scampo. E non dimentichiamo che abbiamo una legge elettorale che impedisce di esercitare il voto di preferenza. In sostanza, passa solo chi viene indicato dal capo. Peggio di così...». Al Circolo della Stampa, Taverna chiude il libro di Almirante: «Sa quel è stato il problema? Che quando siamo andati al governo invece di tentare di cambiare le cose abbiamo fatto gli accordi per la toponomastica...».