BOLZANO. Un tetto al numero di orsi in Trentino. Lo ha chiesto il presidente della Provincia Ugo Rossi, che ha messo il tema del contingentamento nell’agenda dell’incontro sollecitato mercoledì durante la sua telefonata con il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti.

Mentre Daniza - dopo l’aggressione di Ferragosto a Pinzolo - continua a muoversi nei boschi della Rendena e a sfuggire alla cattura dei forestali, ora il punto è: come si fa, in prospettiva, a garantire il contingentamento degli orsi? La strategia della Provincia punta a coinvolgere i territori vicini, a partire da quelli confinanti dove in futuro potrebbero essere «trasferiti» alcuni plantigradi trentini. Allargare gli spazi per gli orsi - oggi sono più di 50 quelli che gravitano nell’area trentina - e dunque le responsabilità sul progetto di ripopolamento nelle Alpi. Una linea questa che ieri è stata esplicitata sia dal vicepresidente Alessandro Olivi che dall’assessore Michele Dallapiccola.

«La logica aritmetica non ha senso», ha detto Olivi rispondendo, durante la trasmissione Rai UnoMattina, alla sollecitazione di Massimiliano Rocco del Wwf nazionale che aveva ribadito il no dell’associazione ambientalista alla cattura di Daniza e chiesto alla Provincia di Trento, nell’eventualità fosse catturata, di rimpiazzarla con un altro orso per non abdicare al progetto di ripopolamento. «La Provincia non abdicherà», è la risposta di Olivi, che ripercorre i numeri: dai 9 orsi liberati in Trentino tra il 1999 e il 2000 sono nate ben 36 cucciolate, in tutto 77 orsetti, e oggi poco più di 50 sono gli esemplari che gravitano in Trentino. «Dunque - spiega - possiamo dire che il progetto è perfettamente riuscito dal punto di vista faunistico. Oggi il problema è come mantenere vivo il progetto Life Ursus in un territorio antropizzato come il nostro. Certo non lo faremo imbracciando i fucili e aprendo la caccia all’orso, come qualcuno forse auspicherebbe. No, non è assolutamente la strada degli abbattimenti che vogliamo percorrere. Quello che vogliamo fare è riaprire un confronto con i territori a noi vicini che sono coinvolti nel Pacobace (il Piano di azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali), quindi Alto Adige, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, ma anche dialogando con i territori al di là delle Alpi, allargando le responsabilità». Al di là delle Alpi, Svizzera e Austria, dove per la cronaca due esemplari di orso partiti dal Trentino e che avevano oltrepassato il confine, sono stati abbattuti.

«Il Trentino - prosegue il vicepresidente della Provincia - è stato capofila del progetto di ripopolamento che riguarda le Alpi e non è un vezzo trentino. Ora ci aspettiamo, ed è su questo che vogliamo coinvolgere anche il ministero dell’ambiente, che ci sia una condivisione più ampia».

Di «co-gestione» parla anche l’assessore all’agricoltura, foreste e turismo Michele Dallapiccola, che già all’indomani dell’aggressione di Daniza nei boschi di Pinzolo, aveva detto: «Il problema è il controllo sul numero di questi esemplari in un territorio antropizzato come il nostro. Il tetto dei 50 esemplari previsto dal progetto Life Ursus è stato raggiunto, ho parlato con il mio collega altoatesino Arnold Schuler e siamo d'accordo sul fatto che occorra intervenire e contenerne il numero». Un tetto ancora non è stato fissato: «Ragioneremo con i tecnici», chiarisce Dallapiccola. Che sull’argomento si muove con estrema cautela e preferisce usare il condizionale: «Per contingentare gli orsi, escludendo le opzioni cruente come l’abbattimento, la captivazione e la sterilizzazione, restano la cogestione e lo spostamento. La nostra proposta è di condividere il progetto con i territori vicini, Bolzano, Lombardia e Veneto innanzitutto, ma coinvolgendo anche Austria e Svizzera». (c.b.)