Bilinguismo

Bolzano, paradosso patentino: medico stoppato dalla burocrazia

Il caso di un professionista sanitario alle prese con le regole sul bilinguismo. Nonostante studi e carriera in italiano, deve sostenere l’esame C1 per ottenere il riconoscimento. Nel frattempo subisce anche una trattenuta economica



BOLZANO. «Sono medico, sono italiano. Ho studiato cinque anni in Italia più uno in Germania, in Erasmus. I cavilli della legge provinciale sul bilinguismo mi riconoscono - per assurdo - il patentino C1 tedesco, non quello italiano. Che devo sostenere. Ritengono che l'anno Oltreconfine mi abbia fatto abbracciare la lingua di Goethe e dimenticare quella di Dante». Dura lex, sed lex e soldi meno in busta. Si calcola che a tutt'oggi siano circa 450 i medici e gli infermieri assunti dall'Asl senza l'attestato di bilinguismo. Possono lavorare fino ad un massimo di tre anni (lo prevede la normativa europea), solo con contratti a tempo determinato. Nessuna assunzione definitiva. Nella stragrande maggioranza dei casi lo scoglio da affrontare è il tedesco.

Ma la legge applicata al millesimo da una burocrazia inflessibile che non fa sconti sulle percentuali rischia di incappare anche in vicende surreali come questa. «Il bilinguismo - scrive il medico - è risorsa preziosa per questa bellissima terra, dove ho deciso di lavorare. Ma sarebbe auspicabile che la pubblica amministrazione operasse per i cittadini e non contro di essi. Forse sarebbe utile eliminare alcune percentuali rigide e, talvolta, seguire un po' di sano buon senso». La sua storia? Tutta qui.

«Mi sono laureato in Italia. Peccato che la Provincia non mi riconosca il patentino C1 perché, secondo le norme del 1976 e 2014, una laurea è considerata valida come prova della lingua (nel mio caso l'italiano) solo se l'80% del programma di studi è svolto in quella lingua. Io ho svolto il 77,5% degli esami in italiano. Ma l'anno trascorso ho effettuato il 22,5% delle prove in tedesco, ero come detto in Germania. La questione mi avrebbe fatto "dimenticare" l'italiano e adesso non mi permette di avere il patentino. Devo - infatti - sostenerlo, per l'italiano, mia lingua madre. Mi risulta incomprensibile che molti colleghi e colleghe infermieri, con un corso di laurea di tre anni e non di sei, che hanno sostenuto meno esami in italiano rispetto a me, si siano visti riconoscere senza problemi il C1. La percentuale rigida dell'80% non tiene conto di laurea triennale, magistrale o a ciclo unico».

Il professionista si dice deluso e offeso.«Sono cittadino italiano di madrelingua italiana, ho fatto tredici anni di scuola in italiano, ho un diploma di maturità italiana e una laurea di sei anni in Medicina in italiano. Ma evidentemente non è sufficiente e mi viene chiesto di sostenere un esame di lingua C1 per certificare la conoscenza della madrelingua. Alquanto avvilente». Ma c'è dell'altro. «Visto che il mio "italiano" non è riconosciuto dalla Provincia, mi troverò ogni mese in busta paga una trattenuta di 196,4 euro. Sono parecchi soldi e trovo paradossale che me li sottraggano perché il mio "italiano", per ora, non è considerato idoneo. Sono in lista per sostenere l'esame, non ho altra scelta. Le attese sono di circa tre mesi (altri 600 euro in meno in busta), poi dovrò rinunciare a un giorno di lavoro e forse, se nel frattempo non avrò dimenticato del tutto il mio idioma, riuscirò a superarlo. Allora sì - chiude - il mio eloquio sarà finalmente certificato e sufficiente. Mi daranno la patente». I panni saranno stati finalmente risciacquati in Arno.













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