BOLZANO. «No alla moschea tra le case». Lo striscione viene srotolato dalla balconata riservata al pubblico da un folto gruppo di abitanti di viale Trento sempre più esasperati. Nell’aula del consiglio comunale, ieri sera, si stava discutendo il bilancio di previsione 2010 fatto soprattutto di tagli, perché le risorse sono sempre meno. Luigi Schiatti, consigliere di Unitalia, chiede di poter affrontare lo spinoso tema del contestato luogo di culto al civico 18 di viale Trento. La richiesta, messa ai voti, viene respinta. Ma i residenti, soprattutto gente anziana, non molla. «Questa è l’ultima possibilità - dice in preda allo sconforto Adele Bacchiega - domani (oggi, ndr) il nuovo progetto della moschea torna in commissione edilizia. Se stavolta ottiene il via libera siamo rovinati. Dovrò vivere da reclusa in casa visto che da una parte ho il bar Agadir, sull’altro lato il circolo immigrati e sull’altro ancora la moschea: ho paura ad uscire». L’eventuale autorizzazione all’apertura di un luogo di culto islamico viene vista dai residenti come l’ennesima mazzata per un angolo di città dove - dice Silvana Cavallaro - ormai la vita è impossibile: «La notte ci sono prostitute e di giorno gira brutta gente». «Non siamo razzisti - assicura Sebastiana Pappalardo - ma ormai è impossibile andare anche al parco delle religioni con i bambini, perché ci trovi di tutto, siringhe comprese».
 Viale Trento trasformata, nel giro di pochi anni, in un ghetto. Questa per Damiano Stellino è oggi la strada dove anni fa è andato a vivere. «Adesso vogliono mettere in mezzo alle case anche una moschea: una follia». A protestare e a chiedere a sindaco e assessore all’urbanistica di non rilasciare la concessione, c’è anche Maria Luisa Cologna che per 38 anni ha gestito il bar Virgolo, oggi bar Agadir. «Vivere e lavorare lì era bellissimo: avevamo negozi, bar, ristorante. Adesso ci sono solo extracomunitari e prostitute: un incubo». Gli abitanti insistono per parlare col sindaco e con l’assessore Pasquali. Spagnolli accetta ma attacca Schiatti: «Vi ha imbrogliati - mette in guardia gli abitanti - vi ha fatto credere che ci possa essere discrezionalità nell’applicazione della legge ma è falso. Se il progetto è a posto, si dovrà rilasciare la licenza». La battaglia è persa e questo fa dire a Dario Schanung che è “tutto uno schifo”. «Se non fosse così la moschea la farebbero a Gries».