BOLZANO. Sospesa dal lavoro e dallo stipendio per 10 giorni, nel marzo 2008, per aver gettato discredito sulla sua azienda, rilasciando un’intervista sulle condizioni di lavoro delle commesse Upim. Ora il giudice del lavoro le ha dato ragione condannando il datore di lavoro. Plauso da Cgil e Anpi.
 La protagonista suo malgrado è Monica Bancaro, una commessa dell’Upim, catena recentemente acquisita dal gruppo Coin. Ma non è lei a raccontare la sua vicenda, soprattutto per evitare ulteriori problemi futuri sul posto di lavoro. A precisare i termini della questione è il sindacalista della Filcams Cgil, Maurizio Surian: «L’hanno mobbizzata per due anni, non se la sente».
 Surian precisa: «Durante un’assemblea sindacale, intervistata dai giornalisti, la commessa, in quel momento rappresentante sindacale Cgil, aveva rilasciato delle dichiarazioni ritenute poi lesive della immagine aziendale. Aveva semplicemente spiegato quale fosse la condizione lavorativa delle commesse di un grande magazzino, come fosse vivere da precari, quanto poco si guadagnasse e via discorrendo».
 All’azienda le esternazioni non erano punto piaciute, motivo per cui si era decisa la sospensione della commessa per dieci giorni. Sospesa da lavoro e retribuzione. «Si tratta - spiega Surian - della più pesante sanzione esistente prima del licenziamento». Commessa e sindacato, ovviamente, avevano tentato di opporsi, fornendo spiegazioni per iscritto entro cinque giorni dalla comunicazione aziendale, ma il datore di lavoro si era dimostrato irremovibile.
 «A quel punto - prosegue - avevamo tentato una conciliazione presso l’ufficio del lavoro, ma anche questa non era andata a buon fine. Non ci è rimasto altro che il giudice del lavoro. Grazie all’impegno del nostro avvocato, Gianni Lanzinger, dopo due udienze e l’escussione di testimoni da ambo le parti, il giudice Marchesini ha deciso di dare in toto ragione alla nostra rappresentante sindacale, condannando l’azienda al risarcimento della commessa. Soprattutto, si è annullata la sanzione disciplinare. Per noi una vittoria significativa, perché una decisione contraria del giudice avrebbe semplicemente significato questo: il datore può mettere il bavaglio ai dipendenti anche quando scioperano, pure se si tratta dei rappresentanti sindacali».
 Soddisfazione per la sentenza del giudice del lavoro esprime anche il presidente altoatesino dell’Anpi, Lionello Bertoldi: «Accusata di solidarietà per le sue compagne di lavoro, Monica Bancaro, attivista sindacale della Cgil, ha finalmente visto riconosciuto il suo diritto alla responsabile difesa della dignità del lavoro e del suo impegno. Noi abbracciamo la sua gioia e la ringraziamo per aver reso più forte il senso di responsabilità di chi rispettando le regole può pretendere il diritto alla solidarietà».
 «Questa sentenza - conclude il sindacalista Cgil Surian - ha una importanza che va ben al di là del caso singolo ed evidenzia una situazione davvero difficile nel commercio, dove prevalgono flessibilità senza regole e precariato diffuso. E la crisi ha accentuato la preoccupazione. Crisi ben lungi dall’essersi risolta. Probabilmente ancora per tutto il 2010 sentiremo parlare di cassa integrazione e mobilità. Fanno più notizia se si parla di industria, ma i casi sono innumerevoli anche nel commercio».
 

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