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BOLZANO. Bolzano, una città sempre più con i capelli bianchi. È l'onda lunga dei ragazzi del boom, quelli degli anni '50 e '60, che invade il presente ma già si allarga sul futuro: nel 2034, tra soli 10 anni, saranno 21.056 i cittadini dai 70 ai 95 anni. Quelli oltre i 95, dunque quasi centenari, 531. Un esercito.
Lo dice Juri Andriollo, assessore al Sociale, la prima linea di fila che monitora i sommovimenti di una comunità in cammino. Che aggiunge: «Attenzione, visto che gli anziani galoppano ma le nascite diminuiscono - 800 in meno nel 2034 - prepariamoci a trasformare le scuole in alloggi protetti. A Trento è già successo».
Ecco la nuova Bolzano da ripensare. Ma senza attendere troppo. Perché se il domani è questo, l'oggi lo anticipa. «Siamo una città con solo il 17% della popolazione sotto i 18 anni» rivela Stefano Fattor. A fronte, aggiunge l'assessore dem, di 25 mila bolzanini che hanno più di 65 anni e centinaia di over 80.
La vita si allunga e la città si accorcia. Sente di non tenere il passo con un cambiamento di parametri radicale e prova a rimettersi in gioco. Ma sapendo che non può fare da sola. «Ci vuole un cambio di paradigma provinciale: palazzo Widmann deve smetterla di pensare solo al turismo - avverte Fattor - e iniziare a investire sulla terza età». Anche perché, gli fa eco Andriollo, «tutti si aspettano grandi cose dal Comune ma i fondi li ha la Provincia».
Se n'è parlato venerdì nella sede dell'Alto Adige nel dibattito organizzato dal Club Ipazia dell'Auser: «Il diritto di invecchiare a casa propria». Dentro a questi scenari c'è però il quotidiano della politica: «In dieci anni di consiglio provinciale non ho visto una legge, un provvedimento concreto sulla questione dell'invecchiamento della società e dell'abitare nella terza età» dice Brigitte Foppa, capogruppo dei Verdi e candidata alle europee. «Puntiamo alla condivisione, agli spazi in comune, a luoghi in cui anche i vecchi possano sentirsi utili a contatto con la gente», propone Renato Sette di RestartBz.
Mentre Luca Fresi, ceo di Alperia Green Future, annuncia che il futuro è adesso e si dispone a supportare i luoghi dell'assistenza: «La domotica sta già aiutando le famiglie a monitorare i propri anziani e a rendere sicuri, con avvisatori e braccialetti elettronici, alloggi per anziani e case di riposo». Vuol significare che, in un mondo in cui vi saranno sempre meno operatori - per costi e scarsa attrattività del settore - può essere la tecnica ad aiutare gli over. Tutto questo in un confronto poche volte così articolato e aperto, tra uditori e relatori nella sala conferenze dell'Alto Adige (moderato da Francesca Gonzato) sulle nuove sfide dell'abitare in una comunità che invecchia.
Maurizio Surian presidente del Centro Casa e Auser, è andato a sua volta nel concreto della vita vera: «Si fa presto a dire che troppi anziani vivono soli in una casa ormai troppo grande: ma quelle mura sono la loro vita». Pensiamo piuttosto, propone, a condomini sociali dove fare restare le persone «ma insieme». Insieme, flessibilità anche nel ripensare una urbanistica e una architettura «di genere» è il percorso che immagina Brigitte Foppa («dopo le mie sofferenze personali con genitori per 11 anni alle prese con l'immobilità della demenza»), la quale guarda alle emergenze in arrivo: «Se oggi abbiamo infinite liste d'attesa per i nidi, lo stesso potremo immaginarci tra un po' per i posti nelle case di riposo».
Le proposte
Tuttavia, politiche per la terza età e per i giovani vanno tenute insieme, in una città che vede la fuga di questi ultimi a un ritmo dell'1% annuo, «perché altrimenti - insiste Fattor - avremo migliaia di anziani, ma non i figli ad affiancarli». Subito politiche della casa a largo spettro dove le nuove formule vanno studiate e impostate: co-housing, condivisione, mobilità degli spazi, degli appartamenti che vanno modulati col passare degli anni e delle età, affitti calmierati, presìdi di quartiere, abbattimento delle barriere architettoniche, demotica, meno infrastrutture stradali e più abitative.
Quartieri e comunità
Al parco Pompei, per dirne una, Renato Sette prepara un evento in cui anche gli anziani potranno dialogare con i ragazzini e raccontare loro la storia del rione e dei suoi abitanti. Andriollo pensa a cooperative di comunità, Fattor ricorda che il 43% delle famiglie sono ormai mononucleari e che gli alloggi Ipes a Bolzano sono i più piccoli della provincia, mentre anche le case comunali iniziano a dover essere a loro volta protette, perché un affitto per un alloggio da almeno tre, quattro persone passerà da 300 a 900 euro al mese mentre non ci sono più aree per nuovi alloggi sociali. Christian Wenter, già primario di geriatra a Merano, avverte: «Da noi gli anziani permangono in casa di riposo di media sei anni, in Svezia sei mesi. Dobbiamo farli restare quanto più a lungo a casa, più felici e attivi, o in strutture agili e sociali». Per questo dobbiamo cambiare molto, dal lavoro delle donne a quello di tutti, perché altrimenti la spesa esploderà».


