BOLZANO. I conti si faranno a gennaio. Ma non ci sarà da stare allegri. Il piccolo commercio soffre, inteso come negozi che hanno accompagnato e ancora affiancano le nostre vite e connettono i rapporti urbani: «È cambiato il mondo - dice Alfred Aberer, segretario generale della Camera di Commercio - e con il mondo le abitudini dei consumatori. In più, le concentrazioni di servizi avanzano».Tanto che questo sarà l'ultimo anno di attività per tanti esercizi. E i numeri? «A guardarli - si aggiunge Georg Lun, a capo dell'Ire – non si discosteranno da quelli degli anni scorsi, già pesanti...».

E dunque? «Il problema di questi mesi è che si chiude perché c'è un vuoto anche generazionale, mentre ancora qualche tempo fa si riempivano gli abbandoni attraverso il passaggio di consegne nella gestione dei negozi». I figli, detto in pratica, non sono più così attratti come in passato dalla prospettiva di rilevare esercizi che insistono nel non far intravvedere ampi margini di sviluppo.

A inizio 2023 i locali commerciali sfitti, dunque inattivi, erano oltre duecento. A gennaio, quando si tireranno i conti, si prevede un loro aumento almeno di un 10%, dato che si parte già da un livello consolidato di grande sofferenza. Poi, Bolzano sta mantenendo quella asimmetria tra centro e quartieri che traccia un solco molto visibile tra i negozianti. La proporzione delle chiusure, fatto cento in generale nella cerchia urbana, troverà ancora almeno l'80 % delle sofferenze tra Europa, Novacella e Don Bosco. Per non parlare di Oltrisarco.

E qui si sta assistendo alla strutturazione di un fenomeno anche antropologico: «Gli esercizi che, dopo l'abbandono del vecchio proprietario, riescono a riaprire - osserva Mirco Benetello, direttore di Confesercenti - lo fanno spesso grazie all'iniziativa di piccoli imprenditori stranieri. Quel tessuto di antiche conoscenze rischia di restringersi». Benetello monitora in particolare proprio i quartieri, dove non si annidano le catene, come ormai accadde sempre più spesso in via Museo o sotto i Portici, e invece la rete è storicamente tenuta in piedi delle vecchie famiglie commerciali. «In via Milano hanno chiuso librerie, negozi di piccola distribuzione. Qualcosa riapre, come una cartoleria in via Resia, ma il saldo - conferma Benetello - resta sempre abbondantemente negativo». Più chiusure che aperture, quindi. E la prospettiva, osservando gli scenari in elaborazione alla Camera di Commercio, resta quella di un cambio di scenario generale che tocca proprio le ragioni storiche della presenza dei piccoli esercizi. P.CA.