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BOLZANO. A considerarla sempre e ancora Zona industriale non ci si pensa , ma è il più grande quartiere di Bolzano: dalla mattina alla sera ci vivono e lavorano cinquantamila persone.
Per cui diventa notizia quello che potrebbe passare solo per un piccolo cambiamento di rotta progettuale nel cantiere del Polo tecnologico: «Si è deciso - annuncia l'architetto Claudio Lucchin, responsabile del progetto del parco hi-tech - di fare, di quella che inizialmente era solo la mensa interna di chi lavorerà nel Polo, un centro di ristorazione aperto a tutti. E aperto giorno e notte».
Soprattutto di notte. Insomma, il quartiere del divertimento di cui si parla da anni, anche per alleggerire il centro storico. Nel Technopark nella vecchia Zona, Bolzano troverà la sua movida. Luci, bar, ristorazione e una grande arena all'aperto dove ospitare concerti jazz, rock e rappresentazioni teatrali. Quando? Anche per l'apertura del Polo è stata definita la data: tra un anno e mezzo. Precisamente nell'estate del 2017.
Dopo il Polo, è stata definitivamente messa in agenda anche un'altra struttura culturale decisiva per fare della Zona non solo un luogo produttivo ma anche di attrattività culturale: il 9 giugno (2016) alle 18 sarà aperto l'Archimod, il museo delle architetture.
Un lungo viaggio, concreto (ci saranno i modelli progettuali) e per immagini su tutto quello che è stato costruito , di pubblico, in provincia negli ultimi trent'anni. La riscoperta di un "scuola", quella altoatesina, che si è conquistata negli anni una grande visibilità internazionale. Ma la "deviazione progettuale" interna alla costruzione del Polo dell'innovazione è quella destinata a dare il segno più visibile del futuro possibile della Zona, del suo enorme potenziale in termini di percezione dell'esistente, della possibilità della città di ritrovare nella sua parte sud una opportunità di espansione finora inimmaginata. In fondo, è la realizzazione concreta di quello che era emerso nello studio Eurac di qualche settimana fa, dove studenti e esperti di architettura e urbanistica, avevano individuato proprio nella Zona lo scenario dove Bolzano poteva individuare nuove possibilità di modernizzazione. «Consideriamo poi un fatto molto pratico - dice ancora Lucchin- perché in città, ad esempio, non è più possibile fare musica dopo le undici di sera. Il Polo, invece, può essere una zona franca. Luci, bar aperti fino a tardi, possibilità di parcheggio, vicinanza al centro e agli snodi del traffico».
Quindi socializzazione ma anche cultura. Uno degli inevitabili "start" da cui un luogo può trovare nuove identità possibili. Questa deviazione farà probabilmente slittare di qualche mese l'inaugurazione. Come potrà accadere anche per la necessità di una ulteriore bonifica del terreno. Nel corso di un recente scavo sulla seconda centrale è stato trovato dell'amianto. «Una volta- spiega Lucchin, il responsabile del progetto - l'amianto veniva usato in grande quantità. Non era conosciuta la sua capacità inquinante. Lo troviamo spesso nei cantieri e nelle riqualificazioni. Ma proprio per la frequenza del suo ritrovamento abbiamo oggi la capacità tecnologica per eliminarlo in profondità senza ulteriori conseguenze». Dunque resta la metà del 2017 il primo step del Polo: l'inaugurazione dei due corpi centrali che conterranno le strutture "pubbliche ", Lub, Eurac, Tis, Bls, centro di Laimburg. Questi forniranno il supporto per gli insediamenti delle aziende private che potranno produrre innovazione e elaborare nuovi prodotti contando sulla vicinanza e l'assistenza delle strutture e dei laboratori pubblici di ricerca. Insomma, non quella che rischiava di essere una cattedrale nel deserto, si conferma come il luogo della modernità. È non solo produttiva.
La movida bolzanina ha forse trovato la sua nuova casa.
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