Bolzano. Si fa presto a dire birra. Fra bionde, rosse, scure, Pils, Lager e molte altre, quello delle birre è un mondo vastissimo e ancora poco conosciuto. Per questo motivo, ogni terzo giovedì del mese, al Ca’ de Bezzi in via Andreas Hofer , viene organizzato uno “Stammtisch” attorno al quale appassionati, esperti e curiosi degustano alcune delle migliori e più interessanti birre nazionali e internazionali.

L’idea è di Kasia Bruczynska e Martin “Bobbo” Bozzetta, due giovani sommelier della birra. «Ad ogni incontro assaggiamo 4 o 5 birre – spiega Bozzetta – l’obiettivo è quello di proporre e far conoscere tipologie e stili diversi». Il prossimo incontro è previsto per giovedì 15 settembre, ore 20, e sarà interamente dedicato alle birre acide, un prodotto che negli ultimi tempi si sta diffondendo sempre di più.

«Si tratta dello stile di birra più antico del mondo ancora in produzione. Le altre tipologie come Helles, Pils o Dunkel, infatti, sono birre relativamente moderne, nate dallo sviluppo delle tecnologie, che hanno permesso di avere malti chiari, lieviti selezionati e conoscenze nell’ambito della sanificazione e igiene», racconta Bozzetta.

Kasia Bruczynska e Martin “Bobbo” Bozzetta, foto: Heinrich Wegmann

La patria delle birre acide è il Belgio, in particolare la regione del Pajottenland, dove vengono prodotte sfruttando l’azione dei lieviti selvatici: «Le classiche acide belghe sono i Lambic e i suoi derivati: birre a fermentazione spontanea, in cui non vengono inoculati i lieviti ma il mosto viene infestato dai microrganismi presenti nell’aria». Il risultato sono birre che il produttore belga Frank Boon ha genialmente definito “L’anello mancante tra la birra e il vino”, particolarmente acide appunto e dai sentori intensi. Il Lambic è anche la base per diverse birre acide prodotte sempre in Belgio, come le Gueuze, (blend di Lambic di diversi anni), le Kriek (con aggiunta di ciliegie) e le Framboise (con aggiunta di lamponi).

Kasia Bruczynska e Martin “Bobbo” Bozzetta, foto: Heinrich Wegmann

«Fuori dal Belgio il trend delle birre acide si è sviluppato più di recente negli Stati Uniti e, negli ultimi anni, ha preso piede anche in Italia, dove il guru indiscusso è il degustatore ligure Lorenzo “Kuaska” Dabove», racconta Bruczynska. Spesso si tratta di birre a fermentazione mista, dove oltre ai “normali” lieviti di birra entrano in gioco anche batteri lattici o brettanomiceti che vengono aggiunti di proposito o si trovano nei tini di legno utilizzati per la fermentazione e maturazione della birra.

Nella produzione delle birre acide, dunque, c’è una grande creatività ed eterogeneità dei metodi: «Possono essere utilizzate botti usate di vino, grappa o whisky e alcuni produttori le passano anche in anfore di terracotta o fanno dei blend». Per apprezzare le birre acide occorre farsi un po’ le ossa: al naso possono avere note acetiche pungenti e sentori inusuali di formaggio ammuffito, metallo, pelle di salame e così via, «a volte sanno proprio di gomma bruciata” - aggiunge Bozzetta - e c’è anche chi le associa al sentore di “vecchia carta da gioco”». Insomma, non sono birre per tutti, ma Bozzetta assicura: «Una volta che ci si abitua a bere birre acide non si smette più!». Appuntamento, dunque, giovedì 15 settembre alel ore 20. Per informazioni: bierstammtisch@gmail.com www.facebook.com/groups/Bierstammtisch