BOLZANO. «Noi siamo più responsabili dell’Asl: se davvero hanno deciso di non rinnovare la convenzione - finora non ho ricevuto alcuna comunicazione ufficiale - continueremo comunque a seguire i nostri pazienti». Così Paolo Bonamini, amministratore dell’Istituto privato iperbarico aperto nel 1996 a Bolzano, centro di riferimento per il Trentino Alto Adige. Nel 2013 sono state effettuate 6797 prestazioni di cui 5 d’urgenza.

Ma chi paga le prestazioni?

«Ce ne accolliamo i costi. Del resto, avevamo fatto così per 4 mesi anche quando, 18 anni fa, abbiamo aperto la struttura a Bolzano». Di più l’amministratore non dice.

Questo il comunicato ufficiale diffuso ieri dall’Asl: «La convenzione tra l’Iperbarico di Bolzano srl e l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige scade a fine marzo e non verrà più rinnovata. Oggetto della convenzione era soprattutto l’erogazione della terapia iperbarica. In futuro tali terapie potranno essere fruite dai pazienti nei centri di Verona o Brescia. La proposta di proroga del contratto da parte dell’Azienda sanitaria non è stata accettata dall’Iperbarico di Bolzano srl. Tale proposta prevedeva un importo fisso di 100.000 euro all’anno per la messa a disposizione del Servizio d’emergenza. Oltre a ciò 3.800 prestazioni alla tariffa provinciale prevista pari a 82,60 euro per prestazione che corrisponde ad una somma totale di 313.880 euro (cifra totale 400 mila euro da dividere tra Bolzano e Trento, ndr)».

L’Iperbarico chiedeva di rivedere le tariffe: all’Asl si rimprovera di risparmiare sulla pelle dei pazienti.

«Ma il motivo per cui - spiega il direttore amministrativo dell’Asl Marco Cappello - non viene rinnovata la convenzione non è legato ad una volontà di risparmio: noi dobbiamo attenerci alle tariffe provinciali e non possiamo modificarle arbitrariamente, se vogliamo fare seriamente il nostro lavoro di amministratori pubblici. Del resto abbiamo verificato quali sono le tariffe chieste dagli altri centri: tra gli 80 e i 90 euro a prestazione, siamo in linea».

La decisione comporterà una serie di disagi ai pazienti.

«Ne siamo consapevoli, ma non avevamo alternative. Del resto, dal punto di vista clinico tale decisione è assolutamente sostenibile. L’Austria con i suoi otto milioni di abitanti dispone di un solo centro iperbarico a Graz».

Ma c’è ancora la possibilità che si trovi un accordo?

«Certamente, se le richieste della controparte verranno ridimensionate, soprattutto nell’interesse primario dei nostri pazienti».