BRESSANONE. Antonio Bova non è certo nuovo alle campagne elettorali, ma questa volta l’ha voluta buttare sul simpatico forse anche per sdrammatizzare un momento che in molti scatena invece tensione e acidità. E cosa c’è di meglio, per ridere, che citare Totò, il principe della risata? Così Bova (anche lui Antonio come il principe De Curtis) si è fatto fotografare con un celeberrimo slogan: “Vota Antonio vota Antonio”.

Ma se la campagna elettorale può diventare anche divertente se presa con lo spirito giusto, Bova non rinuncia alle cose serie. E fino all’ultimo incalza l’amministrazione comunale su un aspetto ritenuto iniquo dal consigliere di L’Alto Adige nel cuore”. Il Comune, spiega, ha attivato sei posti per uno stage in municipio rivolto ai giovani. Curiosamente in graduatoria i primi sei posti sono stati assegnati a giovani del gruppo tedesco, gli ultimi (e inutili) tre a uno del gruppo italiano e ai due con cognomi italiani. Al ragazzo italiano, inoltre, è stato inviato il testo unico sui Comuni dove potersi preparare, mentre agli altri è arrivato il più semplice e schematico “bignamino”.

«La risposta del Comune - spiega Bova - è che i tre ragazzi esclusi non provenivano da un corso economico-giuridico, come gli altri sei. Per questo sono finiti in fondo alla graduatoria. Ma, se fosse proprio così, non si poteva scriverlo nel bando senza illudere i ragazzi?».